La mattina seguente sul pulmino della scuola incrociammo 4 auto di colore rosso una dietro l’altra, che voleva dire che quella sarebbe stata una Bella Giornata. (…). Il Signor Jeavosons, lo psicologo della scuola, una volta mi chiese perché quattro auto rosse una infila all’altra indicavano una bella giornata, tre auto rosse una Giornata Così Così, e 5 auto rosse una giornata Straordinaria, mentre quattro auto gialle una Giornata Nera, ovvero una di quelle giornate in cui non parlo con nessuno e me ne sto seduto per conto mio a leggere, non tocco cibo e Non affronto Rischi.
Disse che era ovvio che possedevo uno spiccato senso logico, e che pertanto lo stupiva molto il fatto che ragionassi in maniera così poco logica.
Dissi che mi piaceva che le cose seguissero un ordine preciso. E che uno dei modi per far seguire alle cose un ordine preciso era essere logici. Specialmente quando si tratta di numeri o di una discussione. Ma che c’erano altri metodi per dare un ordine alle cose. Ed ecco perché nella mia vita c’erano le Belle Giornate e le Giornate Nere. Aggiunsi che quelli che lavorano in ufficio si sentono felici se splende il sole quando escono la mattina, oppure tristi se piove, ma che il tempo atmosferico , visto che stanno chiusi in ufficio tutto il giorno, non dovrebbe aver niente a che vedere con il fatto che quella sia una bella o una brutta giornata.
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, di Mark Haddon, Einaudi.
E' un libro delicato, divertente, perfetto come un'equazione matematica. E dopo averlo letto ho cominciato a contare le macchine. Trovane quattro rosse di fila, oggi, è difficilissimo, ma quando accade....è davvero una BELLA GIORNATA. Provateci.
venerdì 12 marzo 2010
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giovedì 11 marzo 2010
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felicità e potere

Potere e felicità.
Due parole. Due mondi. Due esperienze.
Parte la sesta edizione dell'arte della felicità. Oltre cinquanta gli ospiti internazionali tra filosofi, scrittori, psicologi, artisti, sociologi, antropologi, scienziati e uomini di religione, tra i quali Remo Bodei, Sebastiano Maffettone, Aldo Masullo, Adriano Sofri (con una videointervista), Stefano Bartezzaghi; i monaci zen vietnamiti Thich Nhat Hanh e Sister Chan Khong, Marco Pesatori, Luigi Lombardi Satriani, Aldo Schiavone, Giuseppe Ferraro, Augusto Sabbadini; Alex Zanotelli, Mario Martone, Valeria Parrella.
Dal 17 al 28 marzo si cercherà di scoprire gli universi della feliticà e del potere in luoghi diversi di Napoli: musei, edifici monumentali, teatri, ma anche case private, dibattiti, proiezioni e una notte bianca di cinema.
E' un' occasione. Anzi un lusso, per fermarsi a pensare e per discutere.
Un'esperienza che vivrò in prima persona, come moderatrice, in tre incontri in casa, dove cercherò di trovare la giusta rotta tra ospiti, sentimenti, emozioni.
Domenica 21 marzo
Ore 21.00 – 23.00
Ciao Maschio
Cristina Donadio (attrice)
Valeria Parrella (scrittrice)
Raffaele Di Florio (regista)
Martedi 23 marzo
Ore 21.00 – 23.00
Potere e dolore
Vincenzo Montrone (primario terapia del
dolore – Ospedale Cardarelli di Napoli)
Ore 21.00 – 23.00
Il giardiniere
Mario Martone (regista)
Per ora una riflessione flash, nata dalla semplice ricerca etimologica delle due parole, che mi ha portato a stravolgere la convinzione secondo la quale il potere è qualcosa di esterno (il potere politico, sul luogo di lavoro, il potere dei soldi o della bellezza), mentre la felicità è qualcosa di intimo.
Felice, da felix/feo, rpuco, fecondo. Cioè essere felici vuol dire produrre felicità, condividerla, recare vantaggio e benessere. Vuol dire essere "fertili". Per la prima volta insomma penso alla felicità come ad una dimensione che si apre al mondo.
Al contrario il potere (dalla radice -Pa) ha in sè il senso di poteggere-dominare ed ecco che il vero potere può diventare il "potere su se stessi", la presa di coscienza delle proprie possibilità.
Insomma....pensieri in libertà, in attesa dei prossimi appuntamenti e di quesro mese di marzo dedicato alla felicità e al potere.
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tu lo sai perchè un corvo asssomiglia a una scrivania
"Tu lo sai perché un corvo assomiglia a una scrivania?"La domanda è un ritornello che scandisce Alice in Wonderland di Tim Barton.
"Perché entrambi hanno le penne!", risponde con naturalezza all'uscita del cinema un mio amico, rispondendo alla domanda che continua a rimbalzare - a vuoto - nella mia testa.
Io non so se è la risposta giusta, quella di Lewis Carrol, perché credo di non aver mai letto il testo originale di Alice nel Paese nelle meraviglie, ma un testo riadattato per ragazzi, ma è una risposta perfetta e assurda proprio come tutto il paese di Alice. E' una risposta che riempie uno dei tanti buchi di questo film gotico,divertente, con piccole-grandi trovate (innate in Tim Burton), ma un po' pasticciato, con draghi-Ciciarampa e spade-Bigralace. Peccato.
Anche se, nonostante la delusione, rimane la magia della vita e del paradosso e delle scrivanie con le "penne" come i corvi.
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