promesse

Le promesse.
Le promesse scambiate davanti a un altare.
Le promesse che due amiche si fanno senza mai pronunciare parola né giuramento.
Le promesse tra genitori e figli.
Le promesse tra due corpi.
Le promesse tra fratelli di sangue e sorelle di anima.
Le promesse fatte a un bambino.

Quanta forza c’è in una promessa.
Quanta violenza in un patto violato, sporcato, deriso.
Quanta leggerezza c’è nel dire: «Io ci sono».
Quanta paura nello scoprire il vuoto, la leggerezza di quelle tre parole portate via dal vento, dalla vita o semplicemente dal caso o dall’egoismo.

Ieri ho assistito a una promessa davanti a un altare, a una promessa tra amiche, a una tra genitori e figli. Ieri ho fatto una promessa come sorella d’anima e mi sono impegnata con un bambino.
Difenderò queste promesse dal vento e dalla vita, dal vuoto e dal caso. Lo farò con il mio corpo, riempiendo una a una le crepe aperte dalle vecchie promesse violate.

spartaco

Sincero, ironico, diretto (come è lui e perciò lo adoro) Mauro Marcialis, in libreria con Spartaco (Mondadori, 384 pagine) risponde alle domande di Voltapagina.

Il tuo libro d’esordio “La strada della violenza” è un thriller duro e scabroso, come sei arrivato al romanzo storico? Perché questo genere? Perché ambientato nell'antica Roma?
Ho entusiasticamente aderito al progetto editoriale “il romanzo di Roma”, presentato da Valerio Massimo Manfredi, che prevedeva nella fase iniziale la realizzazione, da parte degli autori prescelti, di sei romanzi ambientati nell’antica Roma. Per me si è trattato di una sfida importante perché, appunto, in precedenza avevo scritto generi differenti e perché, per la prima volta, ideazione e creazione delle trame non scaturivano da mie suggestioni o curiosità.
In ogni caso, le tematiche di “Spartaco” (se rapportate ai miei romanzi precedenti) sono altrettanto dure e, al di là dei generi, i requisiti per la realizzazione dei plot sono pressoché identici: tutte le narrazioni si sostanziano necessariamente nei conflitti e nelle passioni dei personaggi.

Il romanzo storico è una moda? O, a quanto capisco, per te è solo una scusa per raccontare l'animo umano nelle pieghe della storia....?

Dal punto di vista prettamente editoriale (anche considerando il gran numero di lettori appassionati al genere) credo che per certi versi il romanzo storico possa ragionevolmente essere definito moda, anche se il termine è in effetti un po’ tirato. Di contro, credo il romanzo storico possa essere un ottimo pretesto, non solo per raccontare il nostro animo (il fattore umano è naturalmente immutabile) ma anche per delineare tutti i meccanismi sociali, politici, religiosi per mezzo dei quali si è arrivati a “oggi” (noi siamo sempre “figli” del nostro passato).

Come hai lavorato? Quanto c'è di documentato e quanto di narrativa?
Ho studiato, letto e “visto” moltissimo: testi antichi, siti archeologici, romanzi, documentari, film, serie televisive, saggi, tesi… I riferimenti storici (pur con qualche licenza narrativa) sono molto rigidi e credo che il lettore possa, in più occasioni, avvertire la sensazione di essere trascinato laggiù, nella Roma del 73/71 a.C. La fiction si sostanzia principalmente nella creazione dei tre personaggi principali (che rappresentano anche le voci narranti del romanzo) e nelle vicende che li caratterizzano. In sostanza lo sfondo storico è prevalente e l’aspetto narrativo s’infila in tutti gli anfratti che la “storia” concede.

Sei un maresciallo della Guardia di Finanza e hai due bimbe. Quando trovi il tempo per scrivere e come nasce un libro?
Sembra sia sempre una dichiarazione “politically correct” (rispetto al mio impiego) ma effettivamente “devo” scrivere prevalentemente durante i periodi di ferie. Normalmente, nella prima fase, focalizzo l’attenzione su un tema
specifico (corruzione, pedofilia, per esempio) e poi cerco trame, personaggi, strutture, linguaggi e stili per poterlo rappresentare al meglio.

Spartaco, un romanzo storico, ma quanto di attuale c'è nello schiavo gladiatore e nella sua rivolta?

Il romanzo è attualissimo per molti motivi. Spartaco è tuttora l’emblema della lotta dei ceti più disagiati contro le oligarchie che detengono il potere e, quindi, ideologicamente, si pone come il simbolo della lotta di classe che da sempre caratterizza ogni società. Altre similitudini sono rilevabili nella direzioni delle strategie politiche, determinate
dalla ricerca ossessiva del potere, e nell’ambito delle quali: il benessere di pochi è garantito dai sacrifici di tutti gli altri; corruzione e malaffare sono i mezzi per perseguire il fine; le regole del consenso si basano su propaganda e
promesse artefatte; il “popolaccio” deve avere essere soddisfatto nei bisogni primari, “intrattenuto” e limitato nelle informazioni in modo da non avere gli strumenti critici per mettere in discussione il governo e, sostanzialmente, ribellarsi.I ludi gladiatori (solo per fare un esempio) sono riconducibili al comparto “intrattenimento” e possono per analogia riferirsi ai grandi eventi sportivi o ai reality-show.

A parte Spartaco, quale dei personaggi ti è più vicino...o ti ha intrigato di più durante la scrittura?
Se ti riferisci ai personaggi “storici”, tra Crasso, Cicerone, Pompeo e Cesare è proprio una bella lotta, direi proprio gladiatoria. Per quanto riguarda i personaggi di fiction, quelli principali (tutti coinvolti in vicende drammatiche, distruttive) mi hanno intrigato nella stessa misura, soprattutto perché, nella fase di scrittura, ricerco sempre l’identificazione, tentando di “vivere” le loro emozioni e rapportandomi agli eventi che le condizionano. I personaggi in questione sono Floro, il legionario “figlio” della dogmatica cultura romana; Claudia, la giovane patrizia che s’innamora di uno schiavo; Decio, ex soldato romano e “spalla” di Spartaco.

Si avvicina l'estate, le vacanze, quindi più tempo per scrivere... a cosa stai lavorando?
Nel mese di agosto, farò un giro di editing a un romanzo noir che uscirà a inizio 2011 (e che rappresenta il seguito de “la strada della violenza”). Tenterò inoltre di scriverne un altro (in realtà breve) che tratta i temi del dolore, della perdita e del senso di colpa e che vedrà protagonista una voce narrante particolare: una lavatrice…

Prima di lasciarci, ci regali 20 righe del tuo "Spartaco"?
Tratta dal prologo:
“L’uomo sulla croce ricorda tutto. Lui c’era, fin dal principio. Il suo corpo è bruciato dal sole, le sue labbra sono spaccate da crepe profonde. Ha decine di cicatrici e ferite più recenti. Il giovane schiavo lo incalza: - Esiste, per noi, un sogno simile? Esiste un mondo dove tutti gli uomini possono essere davvero liberi? L’uomo non parla, piega la testa appoggiandola a una spalla, evita lo sguardo del ragazzo, che però non vuole arrendersi: - Voi l’avete nutrita a lungo, una speranza del genere…
L’uomo è esausto, è allo stremo delle forze. Forse, per non alimentare false speranze, vorrebbe dirgli: quella guerra non c’è mai stata, noi non esistiamo, non siamo mai esistiti. Siamo solo una stupida leggenda, una delle tante, a Roma.
- Spartaco! - urla il giovane schiavo.
Udendo quel nome, il ribelle ha un sussulto.
I suoi occhi s’inumidiscono. Il corpo, scossi dai tremori, pare riacquistare l’antica forza, anche se la sua voce è poco più di un soffio: - Io l’ho conosciuto, Spartaco. Mi ha raccontato il suo passato, mi ha mostrato i suoi tormenti. Ho custodito il suo oro e visto ogni sua ricchezza. Ho toccato i suoi sogni e preso in braccio suo figlio. Io l’ho amato, Spartaco…
L’uomo sulla croce china ancora il capo e chiude gli occhi.
Emette un ultimo, faticoso rantolo: - È per questo che l’ho ucciso!"

Grazie Mauro.

A presto

Ci conto
.....

...rock on

Ormai non si può tornare indietro. La prima puntata di ReLive è on line.