lunedì 21 settembre 2009
recensioni perchè no
Notte di nebbia in pianura.
intervista di Angelo Ricci, 10 giugno 2009
Cristina Zagaria è giornalista, scrittrice e saggista. Come giornalista ha lavorato nelle redazioni di Bologna, Bari e Milano del quotidiano La Repubblica. Dal 2007 vive e lavora (sempre per La Repubblica) a Napoli. In questi anni si è sempre occupata di cronaca nera e giudiziaria, ma ha lavorato anche per le pagine locali e nazionali della cultura e della politica. Come scrittrice ha pubblicato per Dario Flaccovio e come saggista per Dedalo. Con Perchè no ha ottenuto la Menzione Speciale nella sezione narrativa della VI edizione del Premio Letterario Nazionale Tracce di Territorio.
Cristina, quanto conta nella scelta delle storie che decidi di narrare il tuo lavoro di giornalista?
Scrivo tutti i giorni e scrivo storie vere. Anche quando mi confronto con un libro, ho difficoltà a inventare. Invidio molto gli scrittori che si mettono a tavolino e costruiscono personaggi, trama, intreccio. Io ho la trama chiara davanti a me, i personaggi sono vivi, non devo costruirli, devo solo cercarli, studiarli, viverli e raccontarli. Anche quando scelgo “la” storia, lo faccio da giornalista: cerco la notizia. In genere è un caso che leggo sui giornali e mi colpisce, ma mi lascia molti dubbi. Le storie dei miei libri, infatti, nascono sempre dalla voglia di chiarire i punti oscuri di una notizia. Come vedi il cerchio si chiude: punto di inizio e di fine è la cronaca. E anche durante tutto il lavoro di raccolta di materiale sono una giornalista. Solo nell’ultima fase mi dimentico il mio lavoro e sono scrittrice, se davvero esiste una differenza così netta.
Perché no è un romanzo di voci. Leggendolo si ha l’impressione di starci, in mezzo a quelle strade, in mezzo a quei quartieri. Privilegi molto il dialogo. E’ stata una necessità o una scelta?
Questo libro nasce da un atto d’amore verso Napoli. Mi piaceva l’idea che il lettore attraversasse Napoli come è accaduto a me....anche le parti in napoletano le ho inserite per ricreare il suono (a volte straniante) che mi ha accolto i questa città. I PerdisaPop poi hanno una misura massima 128 pagine e con i dialoghi si corre più veloci, si racconta in presa diretta.
Come è nato Perché no?
E’ nato per caso. L’anno scorso ho incontrato Luigi Bernardi (editor Perdisa, e non solo...) al festival Nebbie Gialle. Lui mi chiede se ho una storia pronta. Mento. Dico di sì e gli racconto la storia di Daniele e Francesco. Gli piace subito. La storia l’avevo letta la mattina in treno, mi aveva subito colpito, ma non era ancora un libro. Lo è diventato. Avevo una gran voglia di scrivere di Napoli. E ...a un editor mai dire di non avere una storia pronta.
Hai uno stile molto asciutto. Disegni i tuoi personaggi con poche ma decisive pennellate e soprattutto non “entri” nel romanzo, ma te ne stai efficacemente in disparte, come una osservatrice. In questo senso, hai avuto delle influenze letterarie, dei modelli, o questa tua posizione nasce perché la trovi più funzionale alla storia che racconti?
Modelli? Mhh…diciamo che torniamo alla prima domanda. È il mio modo di scrivere, perché sono una giornalista, perché così scrivo ogni giorno. Mi piace che il lettore viva i personaggi, piuttosto che descriverli io. Mi sembra una scrittura meno invadente.
Che cosa leggi? Quali sono i tuoi autori preferiti?
Leggo tutto. Pochi gialli. Autori italiani tanti, passati e contemporanei. Ora sto scoprendo gli scrittori americani. L’elenco sarebbe lunghissimo.
Chi scrive è, anche inconsapevolmente, influenzato dai luoghi. Dai luoghi delle sua vita, ma anche da quelli attraverso i quali è passato, magari fuggevolmente. Quanta importanza hanno i tuoi luoghi nella tua scelta di narrare?
Ti dico solo che io non ho mai scritto di Taranto, la mia città, ma Taranto è in ogni mio libro.
Qual è, da scrittrice, il tuo rapporto con il mondo dell’editoria?
Con le case editrici con cui ho lavorato c’è subito stato un rapporto ottimo. Mi piace fare squadra, dall’editor, all’addetto marketing, all’ufficio stampa. Credo però che le case editrici medie, investano poco sulla comunicazione e sul marketing, rassegnate alla concorrenza con i colossi. Ed è un peccato.
Cristina, un’ultima domanda. Che consiglio daresti a chi ha un libro nel cassetto e da quel benedetto cassetto vorrebbe magari farlo uscire?
Miserere, il mio primo romanzo l’ho inviato a tutte le case editrici, via posta, senza conoscere nessuno. Io credevo in Miserere. Il consiglio è di credere nel proprio lavoro e inviarlo alle case editrici, i libri hanno una vita propria. Ovviamente, ci vuole solo un piccolo accorgimento: bisogna studiare prima il catalogo dell’editore a cui si invia un manoscritto, non si può mandare un saggio a una casa editrice che pubblica solo libri per ragazzi, o un libro di poesie a chi non ha una collana dedicata.
Puglialibre, 31 maggio 2010
di Giovanni Turi
Cristina Zagaria è una giornalista della redazione napoletana della Repubblica, ma le sue radici affondano nella bruna terra pugliese: i suoi genitori sono tarantini ed è nella città ionica che Cristina ha vissuto l’adolescenza, per poi laurearsi in Lettere presso l’Ateneo barese. Ha esordito nel 2006 con il romanzo Miserere (Flaccovio) e ora è già alla quarta pubblicazione con Perché no (PerdisaPop, pp. 118, euro 9).
La sua ultima opera, come la precedente (L’osso di Dio, Flaccovio), pone l’accento sul mondo criminale e sulla difficoltà di riscattarsi per chi ne diventa vittima o carnefice. Perché no racconta l’“iniziazione” di Daniele, un ragazzo assennato che per accidia si lascia convincere da Francesco a compiere una rapina: “tanto per la legge non siamo adulti” e poi, così, possono “entrare nel giro, quello dei più grandi”. Già, perché là dove si smarriscono il senso dell’infanzia e quello dei sogni conta diventare qualcuno, farsi rispettare e fatalmente l’obbiettivo sarà Adriana, che ha appena ritirato la pensione del padre, ed è stata la loro maestra; si illudeva di aver trasmesso dei valori, o quantomeno il suo amore, ma qui la vita non ammette debolezze, altrimenti subisci il “salasso”, diventi succube…
Un noir amaro e vivido nella caratterizzazione dei personaggi, non meno che nell’affresco dei quartieri degradati di Napoli; quanto ti è servita l’attività giornalistica nella resa plastica e minuziosa della realtà?
Tantissimo. In questo piccolo libro c’è tanto della mia esperienza “da cronista” a Napoli e, soprattutto, nel periodo in cui ho scritto “Perché no”, tutte le mattine andavo a fare una lunga passeggiata nel quartiere Sanità, fermandomi a parlare con la gente. Volevo immergermi nel quartiere di Daniele e Francesco e non raccontare una Napoli stereotipata. Volevo che in “Perchè no”, ci fossero quei vicoli, quei volti, quegli odori… non vicoli-volti-odori generici.
«Non ho argomenti. Non ho un motivo per dirgli “France’ sei ammattito? Io non lo faccio, perché…”». Davvero Daniele non può opporre resistenza? Se i genitori non contano (tanto “le mazzate si dimenticano”), allora almeno l’amore per la candida Lucia, la sua stima, non rappresentano un deterrente?
Daniele e Lucia sono troppo piccoli per conoscere veramente l’amore ed esserne trascinati nel bene o nel male. Certo a Daniele Lucia piace e molto. E Lucia ha, come dire, la “testa sulle spalle”, ma non basta. Quando ho deciso di scrivere questa storia (realmente accaduta), l’ho fatto proprio perché mi ha colpito molto che a Napoli i ragazzini diventano baby criminali non per convinzione, scelta o necessità, ma per mancanza di alternative, per la latitanza della società civile, della scuola, della famiglia. Insomma perché “non hanno motivi per non diventarlo”.
È un racconto ispirato a un episodio di cronaca, qual è dunque il confine tra realtà e letteratura? E il compito di quest’ultima è solo di rappresentare o anche di interrogare e ammonire?
Un confine definito non c’è mai. Anche molti romanzi di fantasia spesso prendono spunto da fatti di cronaca. Il mio modo di scrivere è più netto, cioè ricostruisco sempre episodi veri con un lavoro “giornalistico”. Perché lo faccio? Perché un romanzo ha un respiro più ampio di un articolo di giornale e ha una vita più lunga… e sia la cronaca che la letteratura devono interrogare la realtà e interrogarsi. Sempre. Io non prendo mai posizione (o almeno cerco) quando scrivo, ma la mia presa di posizione è alla base: è nella scelta della storia. Io racconto e lascio al lettore la possibilità di farsi un’idea, di prendere una posizione, ma proprio in quel momento entrambi ci facciamo delle domande.
Conosci Andrej Longo? Anche lui descrive Napoli in forma letteraria senza alcun filtro, e lo scenario che ne emerge è a dir poco allarmante… Quali sono i tuoi scrittori napoletani (e non) di riferimento?
Andrej Longo è venuto spesso in redazione, a Repubblica Napoli, e mi sono fermata a parlare con lui. Ma lo conosco più come scrittore… lo adoro. Scrittori di riferimento napoletani? La Ortese, sicuramente. Non napoletani: Jean-Claude Izzo, Agota Kristof, Haruki Murakami… Truman Capote, Italo Calvino, Luigi Pirandello… e… e la lista è lunghissima, sono una lettrice accanita.
Dopo aver vissuto in Puglia, Emilia Romana, Lombardia, Lazio, ti sei stabilita in Campania, a Napoli. Cosa ti ha conquistata di questa terra? Rimpiangi qualcosa della Puglia?
Napoli la amo. Mi piace l’anima della città. È un’anima incasinata, folle, contraddittoria… non sempre positiva… ma piena, accogliente, fantasiosa, galante, romantica, attaccata alla vita con i denti. La Puglia? Taranto mi manca ogni giorno. Dei tarantini rimpiango la schiettezza… siamo un popolo diretto, semplice, essenziale, a volte anche un po’ “ruvido”… qualità che non sempre vengono comprese e che proprio per questo mi mancano terribilmente.
I prossimi progetti lavorativi e non dove ti vedranno? Ma soprattutto, nelle vesti di scrittrice o in quelle di giornalista?
Ahimè il lavoro con il giornale si materializza di giorno in giorno. È questo il suo fascino. Per i progetti da scrittrice: sono tornata in Calabria (altra terra a me cara) per raccontare un’altra storia vera… un’altra storia al femminile. Il libro uscirà ad ottobre. Ma da buona “napoletana” sono scaramantica… non dico altro.
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, 1 febbraio 2010
di Maria Rosaria Gigante
Raccontare una città del Sud
Alla ricerca di una storia tarantina tutta da raccontare. Cristina Zagaria, tarantina, autrice del più recente “Perché no” (ed. Perdisa), giornalista della Repubblica presso la redazione di Napoli dove vive e lavora, quasi si confessa davanti agli studenti del liceo pedagogico “Vittorino da Feltre”. Ad un anno esatto dall’evento che ha ispirato il suo (terzo) libro – due minorenni che compiono improvvisamente una rapina ai danni della loro ex insegnante –, dopo esser stata in molte città italiane a parlare delle problematiche connesse alla storia raccontata, la giornalista-scrittrice replica anche alle domande degli studenti tarantini, nell’ambito del progetto “Incontro con l’Autore”, giunto ieri al suo secondo appuntamento. Napoli, la voglia di raccontare una città del sud, la delinquenza minorile e le analogie della città partenopea con Taranto, sua città natale. Cristina Zagaria spazza a 360 gradi le diverse questioni, intreccia informazioni di tecnica stilistica alle sue avventure nell’affrontare la vita e la società a Napoli, non disdegnando ricordi scolastici (la sua prof di Italiano, “innamorata pazza di Pirandello”), quella passaione per la scrittura nata proprio sui banchi di scuola, nonché quella capacità acquisita anche col mestiere di scavare nei semplici fatti di cronaca, andando e parlando con la gente lì dove i fatti e gli eventi nascono, nella volontà di andare fino in fondo e capire cosa c’è dietro ogni storia, come si matura anche la scelta - che poteva sembrare indolore ed invece cambia la vita di due giovamni minorenni - di fare una rapina. Lei dice: “Il 5% di quello che un giornalista sa di una storia finisce sul giornale”. Il resto è un patrimonio inestimabile di vita ed umanità insieme.
La Gazzetta del mezzogiorno (24 gennaio 2010)
Come crescono baby criminali
di Mimmo Mazza
Un romanzo breve. Intenso. Vivo. Una copertina che sembra un fumetto e una domanda come titolo: "Perché no?". Una domanda, che tormenterà il lettore e che insegue i quattro scugnizzi napoletani, protagonisti del romanzo, che vogliono diventare grandi. Cristina Zagaria, scrittrice tarantina e giornalista de La Repubblica, nel suo ultimo romanzo edito da Perdisa Pop (128 pagine, 9 euro) si avventura nei vicoli di Napoli per seguire le avventure di Daniele, Francesco, Mario la Iena e Capagrossa, quattro ragazzini di scuola media che organizzano una rapina. La vittima predestinata è la loro maestra, Adriana.
"Perché no" viene presentato sabato 30 a Taranto. La mattina (ore 11) Cristina Zagaria incontra gli studenti del Vittorino Da Feltre e nel pomeriggio presentazione con aperitivo alla libreria Mandese di via Liguria (18,30), con il giornalista Mario Diliberto.
Nel romanzo-breve della Zagaria la giornata dei quattro baby criminali e della vittima si intrecciano lentamente, sullo sfondo di una Napoli quotidiana e popolare, fino al climax finale e all’inaspettato epilogo. Come nei libri precedenti ("Processo all’Università", Dedalo, "Miserere" e "L’osso di Dio" editi da Dario Flaccovio), l’autrice parte da un caso di cronaca realmente accaduto e dipana la storia scandagliando sul fondo sei sentimenti dei diversi personaggi, dai piccoli rapinatori alla maestra Adriana, dalla forte Lucia, parrucchiera che sogna un futuro migliore, a Salvo, il marito di Adriana, operaio della fiat di Pomigliano in cassa integrazione.
Per tutti i curiosi su Youtube anche il booktrailer di "Perché no", recensioni e approfondimenti sul blog che la scrittrice cura ormai da un anno: Voltapagina (www. cristinazagaria. com).
Cristina Zagaria, vissuta a Taranto fino all’età di 24 anni, ha lavorato per sei anni alla redazione pugliese di Repubblica e, dopo esperienze a Roma, Milano, Bologna, da tre anni vive e lavora a Napoli. "Ho scelto di raccontare questa piccola storia — dice l’autrice alla Gazzetta — perché mi interessava indagare e raccontare le origini del crimine, l’aspirazione al crimine nella testa di quattro ragazzini. Storie poco raccontate, ma che sono alla base del radicamento della camorra in una città come Napoli e della criminalità organizzata nelle nostre città del Sud". E a proposito di Sud, Cristina Zagaria dice: "Il progetto, o forse ancora il sogno, è scrivere un libro su Taranto, un romanzo sull’Ilva, infatti sono a caccia di storie, dati, testimonianze".
MANGIALIBRI (30-11-200)
di Angelica Graziano
Adriana fa i conti su una busta sgualcita. Si occupa del padre malato, della casa, della spesa, lavora - fa l’insegnante, guarda suo marito lottare tenacemente contro la cassa integrazione. Daniele, nella sua giacca di pelle firmata col marchio sbiadito, sta andando a scuola e pensa: alla sua famiglia, che lotta per mantenere una dignità nel quartiere degradato e alla sua amica Lucia che lavora come parrucchiera ma avrebbe voluto continuare a studiare per andar via da Napoli un giorno. Francesco fa commissioni e piccole truffe per sé e suo fratello Gennaro, ma pensa in grande, e vuole coinvolgere anche Daniele. Aiuteranno Mario, la Iena, e Capagrossa a raggranellare dei soldi facendo una rapina: in cambio verranno presentati alla gente che conta, a quelli seri, per farsi un nome e diventare “gruoss assaje”. Sono tutti minorenni, senza precedenti e corrono un rischio minimo da cui possono ottenere un vantaggio enorme. E, guarda caso, Adriana, che ha appena ritirato la magra pensione del padre e che è stata anche la loro maestra, si trova a passare proprio davanti a loro…
Le vite dei protagonisti di Perché no scivolano lungo i vicoli e le strade del Rione Sanità, a Napoli, fino a confluire in un destino comune, fatto di insensata violenza, tanto più assurda perché immotivata, tanto più feroce perché reale. Cristina Zagaria, infatti, ha preso spunto da un fatto di cronaca per dare vita ai personaggi intensi e ben delineati del suo romanzo, accendendo i riflettori ora su uno, ora sull’altro, dando loro spessore e identità anche grazie a variazioni di registro e linguaggio; la terza persona per Adriana e Francesco, il dialetto per quest’ultimo, l’italiano e la prima persona per Daniele. E così, tramite pensieri e parole, impariamo a riconoscere nella tracotanza da bullo di Francesco, Mario e Capagrossa, un bisogno di accettazione e realizzazione personale tipica degli adolescenti, ma che in una città difficile come Napoli si trasfoma in riti di passaggio particolarmente duri, insensati e troppo pericolosamente vicini alla criminalità; capiamo che non è solo il degrado familiare,che accomuna i tre ragazzi, a costruire la voglia di essere “uomini duri” se a farsi coinvolgere e, alla fine, a comportarsi peggio, è anche Daniele, bravo a scuola e con genitori onesti, il padre che vende vestiti nella sua bancarella e lavora duramente, la madre che non vuole stendere i vestiti in balcone perché “è da cafoni”. Tanto dubbioso e titubante all’inizio davanti alle proposte degli amici, tanto duro, spietato e ferocemente determinato nell’esecuzione del compito. Ci troviamo davanti a un desolante status quo, apparentemente immutabile e impermeabile a quelle cure naturali di cui la società dispone per arginarlo. Come la Scuola. Rappresentata da Adriana, è offesa, calpestata, maltrattata, ma tenace e presente nonostante tutto. Pronta a tenere la porta aperta, spalancata su un mondo giovanile che sembra offrire in cambio solo disprezzo per un lavoro che non dà nessun passepartout per facili guadagni, vestiti firmati o popolarità. È una realtà, quella partenopea, che la scrittrice conosce bene e che ritrae con la luce tagliente della cronaca appena ammorbidita dall’aspetto narrativo e in cui Napoli non è altro che il paradigma per una lucida, amara riflessione, sulle difficoltà di diventare adulti in tutte le periferie della società.
IL VENERDI' di Repubblica (27 novembre 2009)
di Giulia Franchi
Hanno tredici, quattordici anni, son osolo ragazzini ma vogliono (e devono) sentirsi ommini. Daniele, Francesco e Mario sono i protagonisti della desolante Napoli (rione Sanità) raccontata, a partire da un fatto di cronaca, dalal giornalista di Repubblica Cristina Zagaria, con intensità e senza compiacimento.
Il corriere Nazionale (29 novembre)
Alberto Pezzini
Una copertina azzeccata. Un Vesuvio con due occhi rossi, da bestie che stanno a guardare di notte contro luce. Una ministoria criminale senza complimenti. Un tuffo dentro una realtà che fete, un volto finalmente dato ad un orrore giovanile, anzi adolescenziale. Perché no, Cristina ZAGARIA, Perdisapop 2009, pagg. 115, euro 9,00, è un romanzo che non ti lascia scappare. E’ un esempio concreto di come poche pagine possano prenderti alla gola e fregarti letteralmente. E’ una brutta lettura nel senso che fa male senza che te ne accorgi, ed una prova di come il giornalismo giudiziario possa trasformarsi in una farfalla sulle cui ali puoi guardare Napoli come è sotto i tetti e dentro le case.
Due amici che si mettono d’accordo per diventare uomini, anzi ‘omme, come si dice a Napoli. Per farlo, anche se minorenni, decidono di organizzare una rapina ad una maestra che vive con il padre malato ed un marito cassintegrato. Si impossessano della pistola del padre di Daniele, anzi della sua scacciacani, la dipingono per bene di nero per non far capire che è innocua e… La storia è giudiziaria, in equilibrio perfetto dentro la sfera interiore di un adolescente che si sente strappare da un mondo fatto di servizi e latte al mattino. E’ una bella prova di immedesimazione al cento per cento dentro quella parte di Napoli che abbiamo ormai imparato a conoscere. Si potrebbe pensare che la Zagaria abbia condito soltanto una semplice storia di bassi napoletani, lei che può vederle e sentirle tutti i giorni dalla redazione napoletana di Repubblica dove lavora.
Solo che questa storia possiede una piombatura più pesante, un ego più pronunciato. Ha il senso della pietà napoletana, cioè. “’A vita è fatta e’ ore, cchiu te ne spienne e mene te ne trove”. La maestra Adriana ha il senso della vita, anziché della frase verrebbe da dire. Sa quello che importa veramente, ossia un amore forte, incollante, per il padre anziano e malato, ed una incapacità cronica di non amare i propri alunni. Quelli che , poi, la prenderanno a calci in faccia fino a farle ingoiare muco e sangue senza che nessuno muova un dito. Solo che il giornalismo così vivido, così pieno di emozioni sotto da diventare agghiacciante, diventa qualcosa in più. Non solo caratteri a piombo, ma una gettata di cuori aperti dove puoi guardare dentro con una emozione spessa così.
Napoli è descritta come mai, con tocchi, anzi zampate nette ed a tutto tondo, con una bravura che vive e si nutre di frasi secche come fucilate nella notte. Zagaria è una ragazza da redazione mobile, una di quelle che vivono da giornaliste ma respirano soltanto con le branchie dello scrittore di razza.
Il Recensore (21 novembre 2009)
"Come falene bruciate dalla luce"
di Luca Giudici
Al di là di quello che potrebbe sembrare ad una prima lettura, l’ultimo libro di Cristina Zagaria, “Perché no” (Perdisa edizioni, 2009), ha come oggetto non tanto Napoli o la malavita, che pure ne sono l’ambientazione e lo sfondo, bensì l’adolescenza, quell’aria particolare che si respira quando hai appena finito di imparare a camminare ed ancora non hai raddrizzato la spina dorsale, per camminare eretto nell’età adulta.
E’ un’aria frizzante, che inebria, e che può facilmente confondere le prospettive, per cui non è più chiaro ed evidente cosa c’è in primo piano e cosa sullo sfondo: il fuoco dello sguardo si sposta, molto - troppo - velocemente.
Francesco e Daniele sono due ragazzini, appena adolescenti, farebbero le medie se fossero assidui studenti, e sono i protagonisti di questa storia. Intorno a loro il mondo della Napoli cosiddetta popolare, dei mercati, dell’ufficio postale, della disoccupazione, della malavita e della polizia.
Ma tutto ciò è la scenografia, i costumi, la fotografia. La sceneggiatura di questo cortometraggio - la scrittura è molto filmica, sarebbe facile una trasposizione - è centrata sui due giovani, e sul loro approccio ai primi ‘giochi proibiti’, che però sono di tipo decisamente più pericoloso del sesso.
Cocaina, pistole e rapine si intrecciano nelle relazioni con i malavitosi più o meno cresciuti, che controllano l’isolato, il marciapiede, la strada, il rione. Pennellate di vita spicciola si innestano sul terrore quotidiano, nel sentore di vivere costantemente sull’orlo della catastrofe, e questo, per la delicatezza di un animo che si sta affacciando alla vita pubblica, è totalmente distruttivo.
E proprio la distruzione - la violenza pura - diventa quindi il leit motiv, del racconto: tutto degrada, tutto degenera, in una spirale che giorno dopo giorno, ora dopo ora, trascina inesorabilmente due giovani anime verso lo scuro. L’assenza di una struttura familiare consolidata, nonostante l’impegno che spesso i singoli non risparmiano, si rivela il vero cuneo che spacca il fragile corpus di valori di un adolescente sottoposto alle pressioni di un ambiente ostile e violento.
Se alle spalle di un dodicenne emotivamente frastornato dalla sequenza di lampi e di luci del luna park mediatico in cui si vive tutti, esposto come una falena che brucia su un lampione, vittima della macchina desiderante che ci obbliga a cambiare cellulare ogni mese, se alle sua spalle dunque trovassimo il solido muro di una famiglia non smantellata dalla carenza di lavoro e di strutture sociali, la resistenza di una scuola dove gli insegnanti vengono riconosciuti per il baluardo che sono, non posso certo dire che il serbatoio di manovalanza a buon mercato della criminalità organizzata sarebbe smantellato, ma certamente la sopportazione di una vita che si prospetta di duro lavoro e di scarse gratificazioni sarebbe più facilmente possibile.
Cristina Zagaria ci racconta questa disillusione, e la rende ancor più terribile incarnandola in coloro che dovrebbero darci speranze nel futuro. Bambini soldato, come in Africa o in Asia, Francesco e Daniele mettono a nudo la coscienza di una nazione che - purtroppo non da oggi - è incapace di proteggere i propri figli. E’ questo è il peggio che si può scoprire di se stessi.
20 novembre 2009. Intervista su Julienews, per un libro per amico: Julinews.
House of Books (9 novembre 2009)
... parto per la tangente? Ok, parto per la tangente. Poi non ditemi che non vi avevo avvertito.
Ma mannaggia alla catena (come diceva mio nonno Paolo, buonanima) ma chi scrive le recensioni in giro, li legge i libri o una volta guardata la quarta di copertina è già a posto? O magari, colmo di buona volontà editoriale, si è dato giusto un mezzo sguardo al booktrailer? Boh, a voi, fedeli lettori di HOB l'ardua sentenza!
Perché me lo chiedo? Perché (e potete verificarlo con un paio di click su qualunque motore di ricerca) ecco il sunto di cosa dovrebbe essere "Perché no", di Cristina Zagaria, secondo gli augusti recensori:
1) "Un romanzo che è un pugno allo stomaco per la descrizione di luoghi e personaggi che popolano la realtà degradata dei quartieri popolari a Napoli."
2) "Dal romanzo traspaiono un rione e una città cupe, dove regnano indifferenza e assuefazione alla violenza, ma dove pure nello sguardo di un quindicenne che ha commesso una rapina è possibile cogliere un segno di pentimento e redenzione."
3) (di questo articolo basta il titolo) "Storia di baby camorristi."
4) "... Diventa simbolo di una Napoli disperata, attonita, ripiegata sulla malavita e sul controllo territoriale"
E potrei continuare...
Cosa vi viene da pensare? Ve lo dico io: "... Che due scatole! Ho appena finito Gomorra e per un po' di 'sta roba ne ho abbastanza." Ecco cosa vi viene da pensare a leggere in giro di "Perché no"!
E meno male che l'autrice stessa ha anche rilasciato un'intervista ad Angelo Marenzana dalla quale si evince il vero senso che questa storia si porta appresso!
Lettori e lettrici, qui avete un buon libro che, è ambientato a Napoli, nel rione Sanità, che è stato ispirato da un fatto vero di cronaca, una rapina, ma che... beh, che non parla di Napoli. Ne del suo degrado. Ne della camorra. E nemmeno di una rapina (non ho sbagliato libro, giuro!).
Questa è la storia di un ragazzo. Di un adolescente. E di un suo amico, quasi un fratello più grande. E' una storia che potrebbe essere ambientata in qualunque altra realtà d'Italia. E non perché una rapina la si può compiere dovunque, ma perché essere adolescenti è un'esperienza che non è facile vivere in nessuna parte del mondo.
Daniele ha quattordici anni, figlio di una famiglia per bene, che cerca di sbarcare il lunario e di farlo crescere onestamente. E’ un ragazzo qualunque e la storia è inquietante proprio per questo.
La realtà nella quale è ambientato questo racconto è quella degradata della Napoli dove i ragazzi (e i bambini) possono crescere cercando di dimostrare che possono essere già considerato “ommen” (veri uomini) da “quelli che contano” e che sanno che tanto la legge gli garantisce l’impunità per i loro pochi anni, certo, ma è anche quella degli operai che si alzano di notte per andare a lavorare e devono fare i conti con le bollette, con la pigione, con le medicine del padre malato e far quadrare i conti della spesa. E’ comunque la vita di tutti i giorni in qualunque periferia di qualunque grande o media città d’Italia; non me ne vogliano i Napoletani.
Il vero nodo del libro non è il DOVE (seppure, mi ripeto, il fatto di cronaca che ha ispirato il libro è accaduto a Napoli) bensì il PERCHE’. Anzi il “PERCHE’ NO”, senza punto esclamativo o interrogativo.
Daniele, dicevo, è un ragazzo tranquillo che si lascerà trascinare da un suo compagno di classe in una rapina tanto improvvisata quanto “normale”, all’ordine del giorno per chi, come il suo compagno, vuole farsi notare nel giro dei “grandi”, farsi un curriculum di strada. Daniele potrebbe rifiutarsi, lui che in realtà non aspira a far parte di quei giri, che non ha in mente di dimostrare nulla a nessuno. E’ quest’ultima frase, in realtà, a rappresentare il fulcro centrale di questo libro. Non ha niente da dimostrare, nemmeno a se stesso alla fine. E allora tanto vale.
Daniele decide di seguire Francesco nel suo piano semplicemente perché non trova nessuna ragione buona per non farlo. La sua mente di ragazzo non trova un vero deterrente sociale, morale o quant’altro che gli dia il coraggio di dire “no” ad un piano decisamente balordo e, non in ultimo, criminale. Daniele non riesce a rendersi conto che questo potrebbe trasformarsi nella fine della sua innocenza ed infrangere le possibilità di raggiungere i suoi sogni, quello che vorrebbe fare da grande; anche qui semplicemente perché non si rende conto di essere innocente e soprattutto perché di sogni da realizzare non ne ha.
Questo è dirompente. Questo è un pugno nello stomaco. Questo è così triste da non lasciare nemmeno voglia di piangere, ma solo voglia di abbandonarsi ad una risata isterica.
Non si parla qui di colpe (dei genitori, delle istituzioni…), di chi sa trasmettere o meno il senso della civiltà e della voglia di crescere, ma questo testo ci fa dare uno sguardo ad uno spaccato di mondo dove non ci si ricorda più che si avrebbe il diritto di essere ragazzi e basta, il diritto di avere dei sogni. E di poter godere di questo, vivaddio.
Se la rapina andrà male Francesco avrà perso l’occasione di farsi notare da quei criminali cui spera di assomigliare; Daniele non avrà perso nemmeno quello perché se non hai nulla da raggiungere non hai nemmeno niente da perdere.
In definitiva ad essere “cattivi” non ci va poi tanto. Essere dei “buoni” è tosta: ci va determinazione e tanto, tanto coraggio. E non viene mai automatico. E’ un progetto. E c’è da lavorarci sopra ogni giorno.
… oppure questa è una storia di camorra e io non ci ho capito un accidenti! ;))))
Vostro devoto, come sempre,
Kamenzind
La città di Salerno (29 ottobre 2009)
di Giordano Lupi
Cristina Zagaria è una giornalista di cronaca nera che ha lavorato nelle redazioni di Bologna, Bari, Roma, Milano e Napoli. Il suo stile è freddo, asciutto, distaccato, tipico di una buona cronista abituata a raccontare fatti e a non esprimere opinioni. Nella sua scrittura si nota il taglio secco e incisivo dell’inchiesta giornalistica, ma non per questo rinuncia a un’efficace descrizione di caratteri e personaggi. Perché no è un racconto napoletano sulla delinquenza minorile, ispirato a una storia vera, ma narrato in forma letteraria, seguendo le vicende dei protagonisti. Il personaggio principale è Adriana, una maestra elementare che vive per la scuola e conduce una povera esistenza. Il denaro non basta mai per arrivare alla fine del mese e lei deve impiegare bene i pochi soldi dello stipendio e la cassa integrazione del marito. L’autrice inserisce una connotazione sociale con la figura del marito che lavora alla Fiat di Pomigliano e ha perduto la certezza del posto di lavoro. Vengono descritti molto bene anche i bassifondi di Napoli, pare di sentire l’odore povero dei vicoli dove si aggirano persone a caccia di espedienti per campare. Daniele, Francesco, Mario detto la Iena e Capa Grossa sono quattro adolescenti che decidono di compiere la loro prima rapina, per ironia della sorte sono quattro ex studenti di Adriana e sarà proprio la vecchia maestra a far da vittima per il crudele agguato.
Lui dice che è un bene cominciare quando si ha la nostra età. Sono due i vantaggi. Per la legge non siamo adulti, quindi abbiamo molte più libertà e ai grandi serviamo. E poi perché, quando arrivi a diciotto anni, hai già una carriera, un curriculum, non sei l’ultimo arrivato.
Questa è la filosofia dei delinquenti in erba che decidono di colpire e alla fine non provano nessun sentimento simile al pentimento, ma riescono solo a ridere, convinti che in un modo o nell’altro la faranno franca. Non esistono leggi per punire un minorenne. Cristina Zagaria non è napoletana ma firma un efficace romanzo breve ambientato a Napoli, disseminato qua e là da espressioni dialettali che conferiscono colore e veridicità alla storia
Journal Books (28 settembre 2009)
Un romanzo che è un pugno allo stomaco per la descrizione di luoghi e personaggi che popolano la realtà degradata dei quartieri popolari a Napoli. Un libro dove protagonisti non sono soltanto i ragazzi di strada del Rione Sanità, ma un universo a sé dove le parole d’ordine sono violenza, illegalità e acquiescenza. È “Perché no”, il nuovo romanzo di Cristina Zagaria, redattrice di Repubblica Napoli “prestata” per la quarta volta alla letteratura. Dopo Miserere (Flaccovio, 2006), Processo all’Università (Dedalo, 2007) e L’osso di Dio (Flaccovio, 2007) l’autrice ha “scavato” nel mistero che sono i vicoli della Sanità con quest’opera edita da Perdisa. Una Sanità in cui ai ragazzini come Mario, Francesco e Daniele non basta la scuola per imparare a diventare uomini, ma serve una prova più grande, quella offerta dal “sistema” che governa la città e il rione. Quella prova sarà la rapina ad una delle loro insegnanti, Adriana, che vive con un marito disoccupato, un padre ammalato ed un cane. “Lui dice che è un bene cominciare quando si ha la nostra età – dice Daniele parlando di Mario prima di compiere il reato – . Sono due i vantaggi. Per la legge non siamo adulti, quindi abbiamo molte più libertà e ai grandi serviamo. E poi perché, quando arrivi a diciotto anni, hai già una carriera, un curriculum, non sei l’ultimo arrivato”. Una volta messo a segno il colpo i camorristi ragazzini entreranno nel sistema e, come dice Daniele “sarà tutto in discesa”. “Perché no” è un romanzo reale (è ispirato ad un fatto di cronaca, una rapina commessa un anno fa da una baby gang a Capodimonte ai danni di una loro docente) e realistico, dove la crudezza dei particolari (come i calci in faccia che Adriana prende dai suoi alunni) fotografa una realtà che è quella di tanti quartieri popolari e di periferia.
Tempi Cilento (27 ottobre 2009)
di Giuliana Covella
«Tiene pure dodici anni, ma a te ti caca in testa. Tre settimane fa gli sbirri lo hanno beccato con quindici grammi di cocaina pura in cristalli, pronta per essere tagliata. Quando hanno chiamato a casa per avvertire, la madre ha risposto che non erano affari suoi. È così Mario lo hanno spedito in una casa di accoglienza. Una di quelle case famiglia, credo ai Colli Aminei. Lui si è fatto una risata e dopo dodici ore era già scappato dal centro. Ma ora sta nei guai. Mi ha detto mio fratello che deve recuperare i soldi della cocaina. Da solo».
Mario ha 12 anni, ma è pronto per entrare nel “sistema” insieme a due suoi coetanei, Francesco e Daniele. La prova per essere “esaminati” dai “capi” sarà una rapina. Così saranno recuperati “i soldi della cocaina”. È questa la trama di Perché no, il nuovo romanzo di Cristina Zagaria. Nata a Carpi, ma tarantina d'adozione l'autrice (attualmente redattrice di cronaca nella sede napoletana del quotidiano La Repubblica) è alla sua quarta opera, dopo Miserere (Flaccovio, 2006), Processo all'Università (Dedalo, 2007) e L'osso di Dio (Flaccovio, 2007).
Per la stesura di Perché no, edito da Perdisa, la Zagaria ha solcato i vicoli del quartiere in cui è ambientata la vicenda: il Rione Sanità. Una Sanità che fa da sfondo al dramma di Francesco, Mario e Daniele, un gruppo di amici che per diventare grandi decidono di compiere una rapina ed entrare così a far parte del sistema malavitoso che governa il loro quartiere.
Vittima designata è Adriana, l'insegnante di uno di loro, che a stento riesce a sopravvivere con il proprio stipendio, un marito in cassa integrazione alla Fiat di Pomigliano, un padre ammalato e un cane. Luoghi e personaggi sono tratti dalla realtà. La trama s'ispira, infatti, a un fatto di cronaca: una rapina commessa da una baby gang circa un anno fa a Capodimonte ai danni della loro professoressa. Uno dei tanti episodi che si susseguono in una Napoli violenta, che sembra ormai prossima alla fine, con la perdita di ogni valore e il sopravvento dell'illegalità. Perché no accompagna il lettore nel dedalo di vicoli della Sanità, un rione antico ma martoriato, dove a pochi passi dalla Casa di Totò, in via Antesaecula, i ragazzini imparano a diventare pusher in vico Carrette, nota piazza di spaccio. Dal romanzo traspaiono un rione e una città cupe, dove regnano indifferenza e assuefazione alla violenza, ma dove pure nello sguardo di un quindicenne che ha commesso una rapina è possibile cogliere un segno di pentimento e redenzione.
Periodico Italiano (27 ottobre 2009)
di Marilena Rodi
Questione di ‘territorio’, Cristina Zagaria racconta la ‘sua’ Napoli a Bari “Perché no”
«Questa è la differenza tra la merda e noi. Noi stiamo zitti».
Il book trailer che ha portato Cristina in aula provoca il silenzio prima, poi il brusio incuriosito, poi un imprevisto «Vai, dai!»: straordinariamente inaspettato per un auditorio giovanile in una terra quieta e apparentemente staccata dai problemi di malavita..
È il giorno dell’orientamento universitario alla Lum Jean Monnet di Casamassima in provincia di Bari, la Libera università mediterranea: unica privata in Puglia.
L’evento del giorno “Giornalisti nella mafia”. A incontrare gli studenti, Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica che presenta il suo ultimo libro Perché no (Perdisa, pp. 128, € 9,00).
Ma è solo un pretesto: l’obiettivo è quello di parlare con i giovani di informazione, di comunicazione, prendendo spunto da un evento di cronaca del 29 gennaio scorso verificatosi nei vicoli di Napoli: la rapina messa a segno da due giovinetti poco più che tredicenni, ancora in odore di incoscienza, al quale si riferisce il book trailer e a cui si ispira il libro.
«In realtà non sapevano nemmeno loro esattamente a cosa andavano incontro», racconta Cristina. «Sono andata là e ho fatto due chiacchiere con loro, dovevo ricostruire i fatti e avevo bisogno della testimonianza diretta – continua. Erano solo due ragazzetti e il ‘colpo’ è nato strada facendo: una mattina, quasi casualmente, uscendo di casa e decidendo di marinare la scuola». Così l’autrice racconta le vicende di quelle ore evolutesi tra le viuzze e sotto gli occhi dei passanti e dei residenti: una donna viene derubata, lei urla, chiede aiuto, ma nemmeno l’uomo rimasto sulla porta del negozio di fronte interviene. Lei è la maestra delle elementari dei suoi rapinatori. Loro, guardandola negli occhi, la colpiscono più volte. In cosa ha sbagliato coi suoi alunni?
Il silenzio in aula si fa assordante. Di fronte a Cristina Zagaria, ci sono gli studenti e gli insegnanti.
Come si raccontano gli episodi di ‘nera’ in città come Bari e Napoli?
«Questa è una piccola storia di cronaca che racconta la piccola vita di piccole persone in un piccolo libro», dice la Zagaria: «è carico di napoletanità». C’è qualcosa che accomuna Napoli e Bari (ora che è qui, di fronte al ‘piccolo’ pubblico barese, riflette e ricorda il momento in cui è tornata nella città levantina, dopo due anni): è la vivacità. Ma trova Bari nervosa, non l’aveva mai notato prima.
E il modo di comunicare? «La comunicazione tra guaglioni malavitosi a Napoli si evolve: ora se fanno ‘il palo’ chiamano i nomi di donne quando devono annunciare l’arrivo della polizia».
Napoli in realtà ha un’architettura urbana differente da quella di Bari; i quartieri si sovrastano uno su l’altro senza una netta separazione, si mescolano inevitabilmente tra loro insieme alle genti, alle abitudini. E un’abitudine che emerge è quella di fare silenzio quando non si deve parlare. Proprio come è capitato ad Adriana, la maestra, vittima della rapina. Napoli non si ribella, accetta il silenzio come baluardo per la sopravvivenza.
I giovani sono disorientati, ma nel loro piccolo mondo, sono capaci di essere curiosi e di interessarsi alla vita quotidiana, anche se danno l’impressione di essere staccati dalla realtà. Pongono domande ed esigono risposte: credibili, possibilmente. Non tardano infatti a farsi sentire: nel primo pomeriggio Cristina riceve mail dagli studenti: chiarimenti, curiosità e approfondimenti sugli argomenti trattati in aula.
Il libro si presta a favorire discussioni sulla comunicazione ai tempi di internet, sulle abitudini dei ragazzi e sulle censure giornalistiche, sull’uso dei social network e sugli scambi culturali tra generazioni diverse.
Perché no.. la cultura rende liberi.
Repubblica, Napoli (22 ottobre 2009)
di Raffaele Cantone
Storia di baby camorristi
Perché no" è il titolo dell´ultimo libro di Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica, alla cui presentazione parteciperò stasera alla libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri (ore 18, con Patrizia Mottolese, docente della scuola media Fiorelli).
Mi piace definirla una "piccola storia", che si legge tutta di un fiato, perché oltre ad essere scritta in modo molto chiaro e lineare, è costruita quasi come se fosse un thriller, anche se con un finale che è facile presagire. È una "piccola storia" sia perché i protagonisti sono ragazzini napoletani del quartiere Sanità, sia perché si snoda in un´unica giornata. Prende spunto da un fatto di cronaca avvenuto non molto tempo fa, di cui pochi conservano memoria, perché rientra fra le storie di ordinaria "anormalità" tutte napoletane.
Daniele e Francesco, studenti di scuola media, decidono di compiere la loro prima rapina e la organizzano con l´orizzonte tipico dei bambini, sottraendo a uno dei padri una pistola giocattolo modello scacciacani. Individuano una vittima non ricca, ma piuttosto alla loro portata, una donna di mezza età anche lei della Sanità, che è andata alla posta a ritirare la pensione sociale del padre. Adriana è stata maestra dei due.
La scalcagnata rapina che coinvolge due loro coetanei già avvezzi al mondo criminale, noti con i soprannomi Mario la Iena e Capagrossa, ha un altro obiettivo: far notare il loro coraggio agli adulti della zona e aprirgli così la strada per essere accolti nel "sistema", direttamente tra le braccia di "madre camorra".
La storia, però, è soltanto un escamotage utilizzato dalla Zagaria per descrivere un mondo tanto reale da poter apparire persino poco credibile a chi dovesse vederlo non da Napoli. I personaggi, i cui tratti psicologici sono delineati con grande delicatezza, divengono paradigmi con cui confrontarsi e su cui ragionare. Così Francesco è il tipico bambino di una famiglia problematica, con padre e fratello coinvolti in vicende giudiziarie e senza alcuna ambizione e speranza per il futuro; una sorta di vittima predestinata. Daniele, invece, ha una famiglia diversa alle spalle: padre e madre lavorano dalla mattina alla sera come ambulanti ma non riescono che a vivere in modo gramo. Cercano, però, di tenere il figlio fuori dagli ambienti della delinquenza.
Daniele, il personaggio più bello del libro e anche l´io narrante, è combattuto: da un lato vorrebbe continuare la scuola e sperare in un futuro diverso, dall´altro si lascia influenzare dagli amici, Francesco in primis. L´altra sua speranza si chiama Lucia, una bambina della sua età di cui è già teneramente innamorato. Una che ha le idee chiare, lavora da un parrucchiere e vuole andare via da un quartiere senza speranza.
Infine Adriana, la vittima, è essa stessa una "perdente"; vive con un marito con il quale non ha avuto figli, operaio della Fiat in cassa integrazione, impegnato in strenue lotte sindacali; tutta la sua vita è l´insegnamento nella scuola del quartiere. Si oppone alla rapina con una rabbia nella quale scarica tutte le sue sconfitte e delusioni. Fa da sfondo una città evidentemente malata, con quartieri abbandonati nei quali il progresso sembra presente solo attraverso parabole e cellulari.
La Zagaria, però, non indulge in descrizioni oleografiche del quartiere degradato, come piace a chi vuol descrivere superficialmente una realtà complessa. Si avventura come chi vuol capire con un rispetto da non napoletana nei confronti di una città, che nonostante tutto, si capisce bene, l´ha stregata.
Telecaprinews (20 ottobre)
Poco piu' di cento pagine per raccontare la perdita dell'innocenza e la scoperta della vulnerabilita' in un giorno come tanti nel quartiere della Sanita' a Napoli. Nel romanzo 'Perche' no' della giornalista Cristina Zagaria, per i tipi di Perdisa Editore, tutto si svolge nell'arco di poche ore. Conosciamo i personaggi al risveglio e i pensieri del mattino sono indicatori della loro percezione del mondo. Adriana accompagna il caffe' a un conto tracciato su una busta volante, in cui al magro stipendio da maestra somma la cassa integrazione del marito, operaio alla Fiat di Pomigliano, e l'ancor piu' misera pensione del padre. Per Francesco, 14 anni, tutti gli entusiasmi sono concentrati nella ricerca dell'occasione che gli possa far guadagnare il rispetto dei suoi coetanei. A casa di Mario, 12 anni e gia' un conto da saldare con la giustizia, il tavolo della colazione e' pieno di mozziconi di sigaretta e la vita e' solo rabbia, i primi gesti al risveglio pugni ai cappotti appesi, ai mobili, alla carrozzina della sorellina lattante. Poi c'e' Daniele e i suoi occhi diventano quelli del lettore, grazie all'uso della prima persona e di un presente giornalistico che rendono la narrazione immediata ed efficace. Un bambino tranquillo che ama la matematica e sopporta le regole imposte dalla mamma, che si imbarazza quando assiste alle 'scelte' dei bulli della classe abbattersi sul debole di turno e che non si sente a disagio in compagnia delle bambine. A distanza di tre ore ritroveremo i protagonisti con una personalita' cancellata e riscritta dalla logica perversa del piu' forte, che in certi quartieri di Napoli e' l'unica regola che conti. Senza contraddizioni o salti logici, l'affermazione di un nuovo se' passa per la negazione dell'immagine a cui ogni personaggio aveva tentato di aggrapparsi. Per ognuno di loro ci sara' un punto di non ritorno: l'ammissione di un fallimento professionale, la paura di ritrovarsi "omm'" (uomo, ndr.) prima del tempo e la scoperta del senso di onnipotenza che accompagna la violenza gratuita. Zagaria e' al suo primo romanzo napoletano, dopo aver pubblicato gia' tre libri. Cronista di razza, nata a Carpi nel 1975 ma con origini pugliesi, ha lavorato per "Repubblica" a Bologna, Bari, Milano, Roma e ora e' in forza alla redazione partenopea del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.
Agi (20 ottobre)
LIBRI:LA REGOLA DEL PIU'FORTE NELLA NAPOLI DI CRISTINA ZAGARIA = (AGI) - Napoli, 20 otto. - Poco più di cento pagine per raccontare la perdita dell'innocenza e la scoperta della vulnerabilità in un giorno come tanti nel quartiere della Sanità a Napoli. Nel romanzo 'Perche' nò della giornalista Cristina Zagaria, per i tipi di Perdisa Editore, tutto si svolge nell'arco di poche ore. Conosciamo i personaggi al risveglio e i pensieri del mattino sono indicatori della loro percezione del mondo. Adriana accompagna il caffè a un conto tracciato su una busta volante, in cui al magro stipendio da maestra somma la cassa integrazione del marito, operaio alla Fiat di Pomigliano, e l'ancor più misera pensione del padre.
Per Francesco, 14 anni, tutti gli entusiasmi sono concentrati nella ricerca dell'occasione che gli possa far guadagnare il rispetto dei suoi coetanei. A casa di Mario, 12 anni e già un conto da saldare con la giustizia, il tavolo della colazione è pieno di mozziconi di sigaretta e la vita è solo rabbia, i primi gesti al risveglio pugni ai cappotti appesi, ai mobili, alla carrozzina della sorellina lattante. Poi c'è Daniele e i suoi occhi diventano quelli del lettore, grazie all'uso della prima persona e di un presente giornalistico che rendono la narrazione immediata ed efficace. Un bambino tranquillo che ama la matematica e sopporta le regole imposte dalla mamma, che si imbarazza quando assiste alle 'scelte' dei bulli della classe abbattersi sul debole di turno e che non si sente a disagio in compagnia delle bambine. A distanza di tre ore ritroveremo i protagonisti con una personalità cancellata e riscritta dalla logica perversa del più forte, che in certi quartieri di Napoli è l'unica regola che conti. Senza contraddizioni o salti logici, l'affermazione di un nuovo sè passa per la negazione dell'immagine a cui ogni personaggio aveva tentato di aggrapparsi. Per ognuno di loro ci sarà un punto di non ritorno: l'ammissione di un fallimento professionale, la paura di ritrovarsi "omm'" (uomo, ndr.) prima del tempo e la scoperta del senso di onnipotenza che accompagna la violenza gratuita.
Zagaria è al suo primo romanzo napoletano, dopo aver pubblicato già tre libri. Cronista di razza, nata a Carpi nel 1975 ma con origini pugliesi, ha lavorato per "Repubblica" a Bologna, Bari, Milano, Roma e ora è in forza alla redazione partenopea del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. (AGI) Lil
Puglialive (15 ottobre 2009)
di Luana Martino
‘Perché no’ è la storia di quattro adolescenti napoletani che decidono di compiere la loro prima rapina. Daniele, Francesco, Mario detto la Iena e Capa Grossa inquadrano l’obiettivo. È Adriana, loro ex maestra alle elementari, una donna di cinquant’anni che vive con il marito, operaio della Fiat di Pomigliano in cassa integrazione.
‘Perché no’ è la visione della napoletanità che Cristina Zagaria ci racconta; è il suo ultimo lavoro, è un prodotto della cronaca napoletana, una piccola storia che riguarda gente piccola racchiusa in piccolo libro (così come l’autrice ha voluto definirlo).
La giornalista della Repubblica di Napoli Cristina Zagaria - introdotta da Maria Pia Vigilante- ha voluto per tanto, durante l’incontro di ieri nei locali della Feltrinelli di Bari, narrarci un pezzo di realtà con la quale si trova a convivere e con la quale ogni giorno deve rapportarsi per esplicare il suo mestiere d’informatrice.
Il suo lavoro nasce in un mese per fare in modo che le sensazioni e le argomentazioni scaturite dal fatto di cronaca, risalente al gennaio scorso, fossero mantenute intatte nero su bianco.
Così il ‘Perché no’assume sfaccettature diverse per i vari personaggi del libro, diventa una speranza per la giovane Lucia e disperazione (..perché non compiere la rapina..) per Daniele e Francesco. Diventa simbolo di una Napoli disperata, attonita, ripiegata sulla malavita e sul controllo territoriale ma diventa anche, e soprattutto, un segno di speranza di voglia di credere in un riscatto, desiderio rivoluzionario e sogno vivido di chi continua a farsi sorreggere dal …perché no!
Il secolo XIX (7 ottobre 2009)
Un noir di cronaca dalla giornalista che scrisse a Indro.
di Alberto Pezzini: qui.
Senzaunadestinazione, ( 6 ottobre 2009)
di Paola Pioppi
Perché non farlo? Perché no, perché non ci sono motivi veri, perché nessuno mi ha insegnato a rispettare i confini delle vite degli altri, le paure, il diritto a stare bene. Così la vera ricostruzione di una rapina realizzata da due ragazzini a Napoli, in Perché no di Cristina Zagaria (Perdisa, pagg. 128, 9 euro) si trasforma in una istantanea che ci trascina nel prima e nel dopo, in ciò che sta intorno. Soprattutto ci mostra quello che inesorabilmente manca.
Perché raccontare questa storia?
Da quasi tre anni vivo e lavoro a Napoli. E mi sono perdutamente innamorata di questa città. Dopo l’Osso di Dio e l’esperienza in Calabria mi sono messa a caccia di una storia napoletana, ma cercavo una storia non gridata, non troppo nota, non eccessiva e soprattutto una storia non scritta né letta. Napoli credo sia una delle città più raccontate e da firme che non ammettono paragoni. Cercavo, insomma, una storia “piccola”, ma che mi permettesse di esplorare l’anima di questa città, che mi ha lasciato senza respiro. Quando è accaduta la vicenda di Daniele e Francesco ho pensato: ecco la mia storia… Il fatto di cronaca è del 29 gennaio. Io ho cominciato a scrivere Perché no il 10 febbraio, partendo dal racconto dell’organizzazione della rapina per avventurarmi nella giornata di questi due adolescenti, nelle dinamiche della loro banda. Fino a intrufolarmi nella vita della vittima predestinata.
Nel tuo scrivere viene prima la trama o lo stile?
La trama. Viene prima la trama. Lo stile, per me che scrivo tutti i giorni è tecnica, esercizio costante, necessità…. La trama invece deve scegliermi, e io poi la seguo. C’è un patto tra me e la trama di ogni mio romanzo.
Pregi e difetti, o pericoli, di questa commistione tra cronaca e narrativa.
Per me i romanzi sono uno sfogo. Mi permettono di buttare fuori sentimenti, emozioni, particolari raccolti quotidianamente con il lavoro di giornalista, ma che non trovano spazio nella rigida gabbia del giornale. Insomma vedo solo pregi. La cronaca paradossalmente è così poco raccontata… stessi titoli, stesse foto, stesse fonti… Mescolando la cronaca (non dimenticandone mai, però, il rigore) con la narrativa trovo più spazi di libertà, e l’una dà più forza all’altra. Credo che anche il lettore percepisca questa forza.
Repubblica- Bologna (6 ottobre 2009)
di Simona Mammano
Adolescenti nella Napoli violenta
Cristina Zagaria ha pubblicato Perché no (Perdisa) un intenso romanzo breve ambientato a Napoli. È la storia di un ragazzo minorenne, che compie la prima rapina, coinvolgendo con la forza di persuasione del leader un compagno di scuola. Zagaria sviluppa il romanzo su due piani narrativi, il punto di vista dei due adolescenti, raccontato in terza persona, e quello della vittima, con la tecnica dell´io narrante. Piani che si alternano con ritmo sempre più incalzante.
Elle, (4 ottobre 2009)
di Giada Iuliano
Una moglie, una figlia, una maestra e, soprattutto, una donna coraggiosa: è Adriana, “la preda” di questo libro. E sì, perché questo breve romanzo racconta la storia di tre ragazzi-cacciatori Daniele, Francesco e Mario. I soldi scarseggiano, ma non c’è fame o disperazione nel loro piano di rapina: sono solo tre adolescenti napoletani in cerca di ribellione nei confronti della scuola, delle famiglie e della vita. Magicamente, gli si presenta l’occasione perfetta per sfogare frustrazioni e dolori fino a che la loro ex maestra dell’elementari – Adriana, appunto – offre loro l’opportunità di crescere. Ma la magia non esiste e tutto si spegne in un finale fortuito. Perché no è una storia che scorre via veloce ma, poi, ti trattiene a lungo nel pensiero di una generazione anomala nata dall’indifferenza costante di tutti noi. Leggere per riflettere.
Mentelocale.it (2 ottobre 2009)
di Alberto Pezzini
Una copertina azzeccata. Un Vesuvio con due occhi rossi, da bestie che stanno a guardare di notte contro luce. Una ministoria criminale senza complimenti. Un tuffo dentro una realtà che fete, un volto finalmente dato ad un orrore giovanile, anzi adolescenziale. Perché no di Cristina Zagaria (Perdisapop 2009, 115 pp., 9 Eu) è un romanzo che non ti lascia scappare. È un esempio concreto di come poche pagine possano prenderti alla gola e fregarti letteralmente. È una brutta lettura nel senso che fa male senza che te ne accorgi, ed una prova di come il giornalismo giudiziario possa trasformarsi in una farfalla sulle cui ali puoi guardare Napoli come è sotto i tetti e dentro le case.
Due amici che si mettono d’accordo per diventare uomini, anzi ‘omme, come si dice a Napoli. Per farlo, anche se minorenni, decidono di organizzare una rapina ad una maestra zitella che vive con il padre malato. Si impossessano della pistola del padre di Daniele, anzi della sua scacciacani, la dipingono per bene di nero per non far capire che è innocua e… La storia è giudiziaria, in equilibrio perfetto dentro la sfera interiore di un adolescente che si sente strappare da un mondo fatto di servizi e latte al mattino.
È una bella prova di immedesimazione al cento per cento dentro quella parte di Napoli che abbiamo ormai imparato a conoscere. Si potrebbe pensare che Zagaria abbia condito soltanto una semplice storia di bassi napoletani, lei che può vederle e sentirle tutti i giorni dalla redazione napoletana di Repubblica - dove lavora.
Solo che questa storia possiede una piombatura più pesante, un ego più pronunciato. Ha il senso della pietà napoletana, cioè ’A vita è fatta e’ ore, cchiu te ne spienne e mene te ne trove.
La maestra Adriana ha il senso della vita, anziché della frase verrebbe da dire. Sa quello che importa veramente, ossia un amore forte, incollante, per il padre anziano e malato, e un'incapacità cronica di non amare i propri alunni. Quelli che, poi, la prenderanno a calci in faccia fino a farle ingoiare muco e sangue senza che nessuno muova un dito. Solo che il giornalismo così vivido, così pieno di emozioni sotto da diventare agghiacciante, diventa qualcosa in più. Non solo caratteri a piombo, ma una gettata di cuori aperti dove puoi guardare dentro con una emozione spessa così.
Napoli è descritta come mai, con tocchi, anzi zampate nette ed a tutto tondo, con una bravura che vive e si nutre di frasi secche come fucilate nella notte. Zagaria è una ragazza da redazione mobile, una di quelle che vivono da giornaliste ma respirano con le branchie dello scrittore di razza.
Cronache di Napoli (28 settembre 2009)
Domenico Andolfo
Le paure e i sogni degli operai della Fiat di Pomigliano si fanno letteratura attraversando l’immaginazione della scrittrice Cristina Zagaria e materializzandosi in Salvo, cassintegrato Fiat, uno dei protagonisti del suo ultimo romanzo “Perché No” Perdisa editore). “Perché no” è la storia di quattro adolescenti che decidono di compiere la loro prima rapina, un gesto che potrebbe farli sentire “grandi”. Per farla scelgono un obiettivo semplice: una donna indifesa, la loro maestra delle elementari. Il romanzo breve è ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto alla fine di gennaio 2009, mese in cui è esplosa la crisi finanziaria e in cui è nata la vertenza Pomigliano, con gli operai messi in cassa integrazione e decisi anche a bloccare l’autostrada e ad arrivare agli scontri con la polizia, pur di far sentire la loro voce. Salvo è il marito della maestra, “è un uomo come tanti – racconta la scrittrice - ma Salvo è anche un combattente, un sognatore, come molti operai di Pomigliano”. Nel suo romanzo la Zagaria ha voluto raccontare tra l’altro la realtà delle famiglie dei cassintegrati, i loro timori, le loro incertezze, la loro precarietà, la loro dignità, le loro convinzioni, i loro sogni. “Io ho voluto raccontare – afferma Cristina Zagaria – emozioni, paure e quotidianità di questi operai, la vita difficile delle loro famiglie con i conti che non tornano. La moglie di Salvo è una donna investita da forte senso di solitudine perché suo marito è sempre fuori casa: o al lavoro o in assemblea. Salvo invece è sempre stanco, sempre pensieroso”. Avendo conosciuto gli operi Fiat di Pomigliano anche per merito della sua professione di cronista de “La Repubblica”, l’autrice ha voluto concentrare nel personaggio di Salvo la caparbietà letta negli occhi e nei gesti di operi che come dice la scrittrice: “nonostante mille difficoltà hanno continuato ad andare avanti e a sognare”. E come accaduto lo scorso febbraio, in un passaggio della storia Salvo racconta ad Adriana del progetto di organizzare una grande manifestazione di protesta al Festival di Sanremo "per far sentire la nostra voce a tutta l’Italia".
Il blog di Marilù Oliva (27 settembre) Edito da Perdisa Pop, Perché no? di Cristina Zagaria (http://www.cristinazagaria.com/)è uno spaccato della Napoli contemporanea, quella fatta di miseria, di sopravvivenza, di strade che sono crocevia per le entità che si giocano da sempre i destini umani: fortuna, sfortuna, paura. Una città dove andare a scuola portandosi dietro i libri è disonorevole, dove i soprannomi rivestono le persone di un valore descrittivo potente. Luigi Esposito delle pompe funebri è ‘o schiattamuorto, Mario è la Iena e già il lettore lo immagina piccolo, esile, con la sua risata solitaria che giunge dallo stomaco.
Daniele, Francesco, Mario la Iena e Capa Grossa, sono ragazzini attratti da una delinquenza che è miraggio di un futuro migliore, perché la vita onesta si prospetta solo come incertezza e fatica: «Io un sogno ce l’ho. Non so cosa voglio fare da grande. Non ne ho idea. Però so che non voglio andare al mercato come mio padre. Si alza tutte le mattine alle cinque e carica il furgone. Si incazza con i fornitori e si incazza coi vigili, che fanno sempre più controlli assurdi sulla sicurezza, si lamenta delle tasse e guadagna una miseria.» E allora perché no? Cosa c’è di più semplice che scegliere la criminalità e buttarsi alla cieca in un battesimo del fuoco, una rapina, momento iniziatico e drammatico ma inevitabile per gloriarsi di un curriculum di successo?
CristinaQuarta pubblicazione (le precedenti sono Miserere, 2006, Processo all'università. Cronache dagli atenei italiani, 2007 e L'osso di Dio, 2007) per questa giovane giornalista nata a Carpi, che lavora nella redazione di Napoli de la Repubblica, Perché no? è sfaccettato in capitoli brevi con un alternarsi di punti di vista differenti che rendono il ritmo concatenato e la lettura incalzante. Una bella scrittura decisa, che non si lascia andare a sentimentalismi neppure nei momenti più critici e descrive i disagi economici e sociali con la naturalezza dell’impatto visivo. Quando Adriana fa i conti con i pochi soldi che riesce a racimolare mensilmente è come se noi la osservassimo dalla finestra di fronte scarabocchiare la busta e bere il caffè con ingordigia. Le descrizioni dei personaggi sono pennellate veloci che scorrono dalla fisicità alle manie, come Lucia, con i suoi occhi da zingara e le sue mani di pollo. O come Marcello Gori, «settantasei anni e tre denti, si arrabbia con il giornale che sbatte sulla coperta. La sua ultima mania è quella di guardare e riguardare le previsioni meteo...». Un romanzo formato snello Babele Suite, ispirato a una delle tante cronache reali con cui la scrittrice si misura ogni giorno nel suo lavoro di giornalista. E come avvenga la magia del passaggio dal vero alla finzione letteraria, ce lo spiega lei stessa: «Il mio mestiere è scrivere. Ma anche cercare le storie “per strada”, tra la gente. La scrittura e la strada sono il cuore di Perché no?. Il caso di cronaca da cui parte la storia di Daniele, Francesco, la Iena e Capa Grossa è vero (veri anche i nomi!), il romanzo però cerca di fare un salto oltre la cronaca e capire il “movente”. Sul giornale si racconta la rapina. In un romanzo ho la possibilità di capire cosa c´è dietro l´evento: sentimenti, coincidenze, famiglia, quartiere.... paure. »
Thriller Magazine (23 settembre 2009)
Nell'ultimo romanzo di Cristina Zagaria in uscita il 23 settembre 2009 in tutte le librerie ed edito da Perdisa, ci troviamo a Napoli.
Quattro adolescenti decidono di compiere la loro prima rapina. A muoverli è la stessa fretta di diventare grandi, di accedere a un mondo dove tutto sembra più facile. Daniele, Francesco, Mario detto la Iena, e Capa grossa inquadrano il loro obiettivo. È Adriana, loro ex maestra alle elementari, una donna di cinquant'anni che vive con il marito, operaio della Fiat di Pomigliano in cassa integrazione. Si può diventare grandi con una rapina così?
Ispirata a una storia vera, questa brillante novella trascende i luoghi comuni sulla criminalità partenopea, per esaminare e rivelare un modo di vivere ricco di contraddizioni: una cultura tanto anomala quanto solida e consolidata, che spesso ci illudiamo soltanto di conoscere.
Veri, sfaccettati e provocatori, i giovanissimi protagonisti fronteggiano gli adulti in un coro di voci che racconta una storia italiana, i cui attori si mostrano per ciò che sono, dicono e pensano: a muoverli è la stessa fretta di diventare grandi, di accedere a un mondo dove tutto sembra più facile. Sono ragazzi di una grande città, simili a molti coetanei, la loro unica eccezione è crescere a Napoli, dove il perbenismo sembra capace di sconfinare nel crimine in modo quasi incolpevole.
Con assoluto rigore narrativo, Perché no supera le semplificazioni della cronaca per restituire al dato reale un’autenticità possibile solo alla ricostruzione grazie alla qualità del racconto. Il risultato è un breve, penetrante romanzo, ricco di personaggi, colori e scenari: più che una storia di delinquenza, un’incursione inflessibile nella Napoli di oggi, tra vicoli e bassi, nel complesso delle immagini e degli effetti acustici della città più stupefacente del Paese.
Intervista di Angelo Marenzana,
Napoli. Quattro adolescenti decidono di compiere la loro prima rapina. Una scelta criminale per dare un senso alla loro esistenza. E’ quanto racconta Cristina Zagaria nel suo Perché no?, la sua nuova novella noir edita da Alberto Perdisa nella ormai consolidata collana di Babele Suite diretta da Luigi Bernardi. In questa storia tutta napoletana, ci troviamo di fronte le vite di quattro ragazzi, tutti giovani alla ricerca del battesimo del fuoco, l’unico modo che sembrano conoscere per diventare adulti e rispettati in una città difficile, complessa, articolata tra mille ritualità, dove la violenza, troppo spesso, resta un mito sacro in molti ambienti urbani.
Cristina Zagaria, cronista della pagina napoletana di Repubblica, quanto c´è del tuo mestiere di giornalista nell´indagare in storie come quella narrata in Perché no?
Moltissimo. Il mio mestiere è scrivere. Ma anche cercare le storie "per strada", tra la gente. La scrittura e la strada sono il cuore di Perché no. Il caso di cronaca da cui parte la storia di Daniele, Francesco, la Iena e Capa Grossa è vero (veri anche i nomi!), il romanzo però cerca di fare un salto oltre la cronaca e capire il "movente". Sul giornale si racconta la rapina. In un romanzo ho la possibilità di capire cosa c´è dietro l´evento: sentimenti, coincidenze, famiglia, quartiere.... paure.
Nella novella di Perdisa Pop gli elementi classici del noir ci sono tutti. Quattro giovani, le loro armi, il loro linguaggio, e tutto un mondo di emarginazione. Oltre a loro, ci sono pure le vittime predestinate, una quieta maestra elementare di cinquant´anni e un marito operaio alla Fiat di Pomigliano D´Arco. Ma qualcosa cambia nella narrazione. La sensazione è di leggere una storia che va oltre agli stilemi del noir, come se si trattasse di una sorta di letteratura "realista". Cosa ne pensi?
I noir spesso partono da un lato oscuro, dell´animo umano o della società, che viene calato nella realtà, per sottolinearne le contraddizioni. Io faccio esattamente il processo inverso parto dalla realtà e ne faccio esplodere l'anima nera.
Con la tua scrittura ci hai abituati all´idea di "testimonianza" raccontando storie crude e spesso tenute in equilibrio da un forte contrasto tra "bene e male". E´ proprio con il contrasto tra opposti che si sviluppano le regole della vita?
Non riesco a innamorarmi di eroi positivi o totalmente negativi. Il fascino è proprio nel confine. È nel continuo passaggio tra bene e male che la vita quotidiana si dipana. E in queste pieghe mi piace andare a infiltrare le mie storie.
In un ambiente cittadino così intriso di violenza ed emarginazione, dove appare uno spiraglio, un corridoio di fuga dalla propria esistenza che, per certi aspetti e in certa logica, sembra ormai segnata fin dalla partenza?
No. Non credo che la sorte di questi ragazzi sia segnata dall´inizio. Sono gli eventi e le alternative, che vengono meno, a determinare il loro destino. E il titolo, Perché no, senza punteggiatura è proprio un´apertura verso una doppia lettura. La prima, quella più immediata è: quattro ragazzini mettono a segno questa rapina perché non hanno nessun motivo per non farla (terribile, ma spesso è così!). E´: perché no? Con il punto interrogativo.
Ma c´è anche un secondo piano di lettura, c´è uno spiraglio per la scelta. Sotto traccia cerco di denunciare perchè quattro ragazzini non avrebbero dovuto fare questa rapina: Perché no. Con il punto. Mi piace l´idea che il romanzo sia il punto di partenza per un´indagine proprio attorno a questi due perché.
A differenza di Miserere e L´osso di Dio (entrambi pubblicati da Dario Flaccovio Editore) questa volta ti sei cimentata con la narrativa breve. Come ti sei ritrovata ad affrontare tematiche non molto dissimili, soprattutto nel profilo psicologico dei personaggi, con meno spazio a disposizione?
Ogni storia ha un proprio respiro. Miserere e L´osso di Dio sono epopee moderne. Avevano bisogno di spazio. Perché no? invece ruota attorno a una vicenda che dura meno di 24 ore. È il racconto di una giornata. Una giornata in cui soprattutto Daniele e Francesco, due ragazzini napoletani come tanti, scelgono di diventare due criminali. La loro decisione, la loro storia è un pugno nello stomaco. Rapido. C´è poco da riflettere. Così come i due protagonisti non hanno riflettuto più di tanto. Ed ecco che la brevità della narrazione rispetta i tempi della vita e li amplifica, come uno schiaffo.
Cosa legge Cristina Zagaria scrittrice? E con quali autori si è formata negli anni?
Leggo di tutto. Nella borsa ho sempre un libro e leggo nei momenti e nei posti più improbabili. Leggo letteratura di genere (gialli e noir), ma anche classici. La mia formazione è stata appunto sui grandi classici della letteratura italiana, da Verga a Pirandello (mio grande amore), ai classici della letteratura russa, francese e ai giapponesi contemporanei. La cosa che mi piace di più e ricevere libri in regalo, perché così scopro autori e mondi in cui non mi sarei mai avventurata.
E quando riuscirai a stare un po´ ferma con te stessa?
Ferma? Io? Mai!
IL ROMA (22 settembre)
L'articolo di Dario Reginelli: qui.
Il Mondo di suk (21 settembre 2009)
Il pane della violenza. Perché no…
di Mario Scarpa
“Why not…”, il ritornello di una canzone riecheggia nei vicoli della Sanità. Daniele, 13 anni, ne ricava un’esortazione a rischiare e cogliere le occasioni. “Perché no” (Editore Perpisa, pagg. 115, euro 9) è l’ultimo libro di Cristina Zagaria, cronista della redazione napoletana del quotidiano “La Repubblica” e già vincitrice dei premi “San Valentino 2007-città di Terni” per il romanzo “Miserere” e “Zocca Giovani 2008” per “L’osso di Dio”.
L’autrice ambienta il romanzo a Napoli in una fredda giornata di gennaio e racconta le vicissitudini di alcuni personaggi, in una storia dal sapore quasi cinematografico, con una tecnica di “montaggio” narrativo che alterna i protagonisti e ne unisce i destini in un abile crescendo drammaturgico.
< href="http://www.arcilettore.it/index.php?idn=79&idrc=83&idr=343">Arcilettori (21 settembre)
Questa casa editrice mi ha proposto solo libri di ottimo livello e fattura, segno di una cura e un’attenzione che vanno lodate. Troppo spesso non si fa riferimento ai personaggi oscuri che fanno grande e di qualità una casa editrice.
Alla Redazione della Casa editrice Perdisa, quindi, il nostro grazie.
Ma veniamo al libro. Quando diciamo che gran parte degli autori noti non sono degni di entrare in un’antologia della letteratura italiana, lo diciamo non per amore di polemica ma perché, leggendo un grande numero di libri della piccola e media editoria, ci stiamo accorgendo della crescita artistica di un gruppo sempre più grande di scrittrici e scrittori con una capacità di scrivere e narrare che è di altissimo profilo.
La scrittrice Cristina Zagaria è sicuramente tra queste. La sua capacità narrativa ha qualcosa di eccezionale che, per molti aspetti è riuscita a ricordarmi Edoardo De Filippo, specie nella figura di Adriana.
Ma da tempo Napoli ci sta dando autori di grande interesse, oltre ai classici tra cui c’è sicuramente Ermanno Rea, mi piace ricordare Braucci e Da Silva.
L’immagine di Napoli che ci da l’autrice è quella di una città di contraddizioni, nella quale si scontrano quelli che vogliono lottare per i propri sogni e quelli che si sono arresi alla logica criminale della camorra, tra questi ci sono anche quelli che non parlano, i silenti.
Così la figura di Adriana, una maestra elementare, e di suo marito, impegnato nella lotta per evitare lo smantellamento degli ultimi impianti industriali, sono gli eroi (questo è un termine che andrebbe ripensato in un contesto, come il nostro; anche per evitare l’uso del termine in modo retorico e privo di senso) moderni che si oppongono al degrado e credono in una società migliore. Contro di loro ci sono ragazzini, come Francesco, che hanno perso fin da piccoli, in un ambiente che ha perso perché, anche quando non è criminale, tace.
Non voglio raccontare una storia che ha un altro protagonista. Se lo facessi toglierei il piacere di leggere quest’opera che non può mancare nella vostra biblioteca.
Kultunderground (20 settembre)
di Marco Giorgini
Ho conosciuto, da lettore, Cristina Zagaria con Miserere (edito dalla Flaccovio Editore anni fa) e avevo avuto modo già allora di apprezzare la sua capacità di tratteggiare con descrizioni e dialoghi personalità emotive complesse, rendendo immediatamente visibili scene e situazioni, con uno stile narrativo brillante e concreto.
"Perché no" - suo nuovo romanzo breve, proposto in un bel formato tascabile dalla Perdisa – esalta questa sua abilità, creando un micromondo vivido e realistico, composto da personaggi diversi (per età, filosofia di vita e cultura) innestati in una Napoli “back street” anche troppo contemporanea.
Come già d’uso per Pirandello o Camilleri anche questo scritto rielabora un fatto di cronaca: una maestra, rapinata per strada da suoi ex-alunni. E lo sviluppo, che la Zagaria fa di questa base, sfaccetta questo spiacevole momento, proponendo, in un alternarsi di capitoli brevi, i punti di vista dei protagonisti e di altri personaggi che gravitano intorno a loro. Mostrando come l’intreccio tra le vittime (la maestra in difficoltà, per cui i soldi sono vitali, e la coppia di ragazzini, che ipoteca il futuro con una rapina da pistola in pugno, convinti che sia il loro portone d’entrata per un futuro brillante da malavitosi rispettati) sia stretto, come i vicoli in cui tutto si svolge.
La cura linguistica, le tante fotografie piene di dettagli, il ritmo in crescendo del narrare, fanno di quest’opera una lettura gradevole e intensa. Non è intenzione dell’autrice, direi, quello di fare “solo” denuncia sociale (il marito sindacalista “puro” e il padre malato della protagonista, la giovane Lucia con le mani già rovinate, o altre figure minori, tengono il tutto ben saldo in un ambito misto, più letterario) e perciò non ci si deve aspettare un affresco crudo e spietato di quell’universo spesso carico di disagio, né del resto ci viene proposta una rappresentazione troppo allegorica delle problematiche in gioco. Ciò che “Perché no” è, si classifica più in una storia da “passaparola” – facendoci immergere nelle atmosfere proposte, arricchite da dettagli e considerazioni – lasciando poi a noi lettori il compito di trarre una eventuale morale, di comprendere il substrato che rende una cosa del genere possibile (perché, ricordiamocelo, lo è stato), di rimuginare sui singoli capitoli, di provare qualcosa per le figure che ci vengono mostrate per un attimo solo, prima dell’ultima pagina, prima di chiudere il libro.
Un bel regalo, questo libricino della Perdisa, di una “dimensione” particolare – che potrà però sicuramente piacere anche a quelli che normalmente non leggono romanzi, e che sarà apprezzato anche da chi è solito leggere testi più lunghi.
intervista di Angelo Ricci, 10 giugno 2009
Cristina Zagaria è giornalista, scrittrice e saggista. Come giornalista ha lavorato nelle redazioni di Bologna, Bari e Milano del quotidiano La Repubblica. Dal 2007 vive e lavora (sempre per La Repubblica) a Napoli. In questi anni si è sempre occupata di cronaca nera e giudiziaria, ma ha lavorato anche per le pagine locali e nazionali della cultura e della politica. Come scrittrice ha pubblicato per Dario Flaccovio e come saggista per Dedalo. Con Perchè no ha ottenuto la Menzione Speciale nella sezione narrativa della VI edizione del Premio Letterario Nazionale Tracce di Territorio.
Cristina, quanto conta nella scelta delle storie che decidi di narrare il tuo lavoro di giornalista?
Scrivo tutti i giorni e scrivo storie vere. Anche quando mi confronto con un libro, ho difficoltà a inventare. Invidio molto gli scrittori che si mettono a tavolino e costruiscono personaggi, trama, intreccio. Io ho la trama chiara davanti a me, i personaggi sono vivi, non devo costruirli, devo solo cercarli, studiarli, viverli e raccontarli. Anche quando scelgo “la” storia, lo faccio da giornalista: cerco la notizia. In genere è un caso che leggo sui giornali e mi colpisce, ma mi lascia molti dubbi. Le storie dei miei libri, infatti, nascono sempre dalla voglia di chiarire i punti oscuri di una notizia. Come vedi il cerchio si chiude: punto di inizio e di fine è la cronaca. E anche durante tutto il lavoro di raccolta di materiale sono una giornalista. Solo nell’ultima fase mi dimentico il mio lavoro e sono scrittrice, se davvero esiste una differenza così netta.
Perché no è un romanzo di voci. Leggendolo si ha l’impressione di starci, in mezzo a quelle strade, in mezzo a quei quartieri. Privilegi molto il dialogo. E’ stata una necessità o una scelta?
Questo libro nasce da un atto d’amore verso Napoli. Mi piaceva l’idea che il lettore attraversasse Napoli come è accaduto a me....anche le parti in napoletano le ho inserite per ricreare il suono (a volte straniante) che mi ha accolto i questa città. I PerdisaPop poi hanno una misura massima 128 pagine e con i dialoghi si corre più veloci, si racconta in presa diretta.
Come è nato Perché no?
E’ nato per caso. L’anno scorso ho incontrato Luigi Bernardi (editor Perdisa, e non solo...) al festival Nebbie Gialle. Lui mi chiede se ho una storia pronta. Mento. Dico di sì e gli racconto la storia di Daniele e Francesco. Gli piace subito. La storia l’avevo letta la mattina in treno, mi aveva subito colpito, ma non era ancora un libro. Lo è diventato. Avevo una gran voglia di scrivere di Napoli. E ...a un editor mai dire di non avere una storia pronta.
Hai uno stile molto asciutto. Disegni i tuoi personaggi con poche ma decisive pennellate e soprattutto non “entri” nel romanzo, ma te ne stai efficacemente in disparte, come una osservatrice. In questo senso, hai avuto delle influenze letterarie, dei modelli, o questa tua posizione nasce perché la trovi più funzionale alla storia che racconti?
Modelli? Mhh…diciamo che torniamo alla prima domanda. È il mio modo di scrivere, perché sono una giornalista, perché così scrivo ogni giorno. Mi piace che il lettore viva i personaggi, piuttosto che descriverli io. Mi sembra una scrittura meno invadente.
Che cosa leggi? Quali sono i tuoi autori preferiti?
Leggo tutto. Pochi gialli. Autori italiani tanti, passati e contemporanei. Ora sto scoprendo gli scrittori americani. L’elenco sarebbe lunghissimo.
Chi scrive è, anche inconsapevolmente, influenzato dai luoghi. Dai luoghi delle sua vita, ma anche da quelli attraverso i quali è passato, magari fuggevolmente. Quanta importanza hanno i tuoi luoghi nella tua scelta di narrare?
Ti dico solo che io non ho mai scritto di Taranto, la mia città, ma Taranto è in ogni mio libro.
Qual è, da scrittrice, il tuo rapporto con il mondo dell’editoria?
Con le case editrici con cui ho lavorato c’è subito stato un rapporto ottimo. Mi piace fare squadra, dall’editor, all’addetto marketing, all’ufficio stampa. Credo però che le case editrici medie, investano poco sulla comunicazione e sul marketing, rassegnate alla concorrenza con i colossi. Ed è un peccato.
Cristina, un’ultima domanda. Che consiglio daresti a chi ha un libro nel cassetto e da quel benedetto cassetto vorrebbe magari farlo uscire?
Miserere, il mio primo romanzo l’ho inviato a tutte le case editrici, via posta, senza conoscere nessuno. Io credevo in Miserere. Il consiglio è di credere nel proprio lavoro e inviarlo alle case editrici, i libri hanno una vita propria. Ovviamente, ci vuole solo un piccolo accorgimento: bisogna studiare prima il catalogo dell’editore a cui si invia un manoscritto, non si può mandare un saggio a una casa editrice che pubblica solo libri per ragazzi, o un libro di poesie a chi non ha una collana dedicata.
Puglialibre, 31 maggio 2010
di Giovanni Turi
Cristina Zagaria è una giornalista della redazione napoletana della Repubblica, ma le sue radici affondano nella bruna terra pugliese: i suoi genitori sono tarantini ed è nella città ionica che Cristina ha vissuto l’adolescenza, per poi laurearsi in Lettere presso l’Ateneo barese. Ha esordito nel 2006 con il romanzo Miserere (Flaccovio) e ora è già alla quarta pubblicazione con Perché no (PerdisaPop, pp. 118, euro 9).
La sua ultima opera, come la precedente (L’osso di Dio, Flaccovio), pone l’accento sul mondo criminale e sulla difficoltà di riscattarsi per chi ne diventa vittima o carnefice. Perché no racconta l’“iniziazione” di Daniele, un ragazzo assennato che per accidia si lascia convincere da Francesco a compiere una rapina: “tanto per la legge non siamo adulti” e poi, così, possono “entrare nel giro, quello dei più grandi”. Già, perché là dove si smarriscono il senso dell’infanzia e quello dei sogni conta diventare qualcuno, farsi rispettare e fatalmente l’obbiettivo sarà Adriana, che ha appena ritirato la pensione del padre, ed è stata la loro maestra; si illudeva di aver trasmesso dei valori, o quantomeno il suo amore, ma qui la vita non ammette debolezze, altrimenti subisci il “salasso”, diventi succube…
Un noir amaro e vivido nella caratterizzazione dei personaggi, non meno che nell’affresco dei quartieri degradati di Napoli; quanto ti è servita l’attività giornalistica nella resa plastica e minuziosa della realtà?
Tantissimo. In questo piccolo libro c’è tanto della mia esperienza “da cronista” a Napoli e, soprattutto, nel periodo in cui ho scritto “Perché no”, tutte le mattine andavo a fare una lunga passeggiata nel quartiere Sanità, fermandomi a parlare con la gente. Volevo immergermi nel quartiere di Daniele e Francesco e non raccontare una Napoli stereotipata. Volevo che in “Perchè no”, ci fossero quei vicoli, quei volti, quegli odori… non vicoli-volti-odori generici.
«Non ho argomenti. Non ho un motivo per dirgli “France’ sei ammattito? Io non lo faccio, perché…”». Davvero Daniele non può opporre resistenza? Se i genitori non contano (tanto “le mazzate si dimenticano”), allora almeno l’amore per la candida Lucia, la sua stima, non rappresentano un deterrente?
Daniele e Lucia sono troppo piccoli per conoscere veramente l’amore ed esserne trascinati nel bene o nel male. Certo a Daniele Lucia piace e molto. E Lucia ha, come dire, la “testa sulle spalle”, ma non basta. Quando ho deciso di scrivere questa storia (realmente accaduta), l’ho fatto proprio perché mi ha colpito molto che a Napoli i ragazzini diventano baby criminali non per convinzione, scelta o necessità, ma per mancanza di alternative, per la latitanza della società civile, della scuola, della famiglia. Insomma perché “non hanno motivi per non diventarlo”.
È un racconto ispirato a un episodio di cronaca, qual è dunque il confine tra realtà e letteratura? E il compito di quest’ultima è solo di rappresentare o anche di interrogare e ammonire?
Un confine definito non c’è mai. Anche molti romanzi di fantasia spesso prendono spunto da fatti di cronaca. Il mio modo di scrivere è più netto, cioè ricostruisco sempre episodi veri con un lavoro “giornalistico”. Perché lo faccio? Perché un romanzo ha un respiro più ampio di un articolo di giornale e ha una vita più lunga… e sia la cronaca che la letteratura devono interrogare la realtà e interrogarsi. Sempre. Io non prendo mai posizione (o almeno cerco) quando scrivo, ma la mia presa di posizione è alla base: è nella scelta della storia. Io racconto e lascio al lettore la possibilità di farsi un’idea, di prendere una posizione, ma proprio in quel momento entrambi ci facciamo delle domande.
Conosci Andrej Longo? Anche lui descrive Napoli in forma letteraria senza alcun filtro, e lo scenario che ne emerge è a dir poco allarmante… Quali sono i tuoi scrittori napoletani (e non) di riferimento?
Andrej Longo è venuto spesso in redazione, a Repubblica Napoli, e mi sono fermata a parlare con lui. Ma lo conosco più come scrittore… lo adoro. Scrittori di riferimento napoletani? La Ortese, sicuramente. Non napoletani: Jean-Claude Izzo, Agota Kristof, Haruki Murakami… Truman Capote, Italo Calvino, Luigi Pirandello… e… e la lista è lunghissima, sono una lettrice accanita.
Dopo aver vissuto in Puglia, Emilia Romana, Lombardia, Lazio, ti sei stabilita in Campania, a Napoli. Cosa ti ha conquistata di questa terra? Rimpiangi qualcosa della Puglia?
Napoli la amo. Mi piace l’anima della città. È un’anima incasinata, folle, contraddittoria… non sempre positiva… ma piena, accogliente, fantasiosa, galante, romantica, attaccata alla vita con i denti. La Puglia? Taranto mi manca ogni giorno. Dei tarantini rimpiango la schiettezza… siamo un popolo diretto, semplice, essenziale, a volte anche un po’ “ruvido”… qualità che non sempre vengono comprese e che proprio per questo mi mancano terribilmente.
I prossimi progetti lavorativi e non dove ti vedranno? Ma soprattutto, nelle vesti di scrittrice o in quelle di giornalista?
Ahimè il lavoro con il giornale si materializza di giorno in giorno. È questo il suo fascino. Per i progetti da scrittrice: sono tornata in Calabria (altra terra a me cara) per raccontare un’altra storia vera… un’altra storia al femminile. Il libro uscirà ad ottobre. Ma da buona “napoletana” sono scaramantica… non dico altro.
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, 1 febbraio 2010
di Maria Rosaria Gigante
Raccontare una città del Sud
Alla ricerca di una storia tarantina tutta da raccontare. Cristina Zagaria, tarantina, autrice del più recente “Perché no” (ed. Perdisa), giornalista della Repubblica presso la redazione di Napoli dove vive e lavora, quasi si confessa davanti agli studenti del liceo pedagogico “Vittorino da Feltre”. Ad un anno esatto dall’evento che ha ispirato il suo (terzo) libro – due minorenni che compiono improvvisamente una rapina ai danni della loro ex insegnante –, dopo esser stata in molte città italiane a parlare delle problematiche connesse alla storia raccontata, la giornalista-scrittrice replica anche alle domande degli studenti tarantini, nell’ambito del progetto “Incontro con l’Autore”, giunto ieri al suo secondo appuntamento. Napoli, la voglia di raccontare una città del sud, la delinquenza minorile e le analogie della città partenopea con Taranto, sua città natale. Cristina Zagaria spazza a 360 gradi le diverse questioni, intreccia informazioni di tecnica stilistica alle sue avventure nell’affrontare la vita e la società a Napoli, non disdegnando ricordi scolastici (la sua prof di Italiano, “innamorata pazza di Pirandello”), quella passaione per la scrittura nata proprio sui banchi di scuola, nonché quella capacità acquisita anche col mestiere di scavare nei semplici fatti di cronaca, andando e parlando con la gente lì dove i fatti e gli eventi nascono, nella volontà di andare fino in fondo e capire cosa c’è dietro ogni storia, come si matura anche la scelta - che poteva sembrare indolore ed invece cambia la vita di due giovamni minorenni - di fare una rapina. Lei dice: “Il 5% di quello che un giornalista sa di una storia finisce sul giornale”. Il resto è un patrimonio inestimabile di vita ed umanità insieme.
La Gazzetta del mezzogiorno (24 gennaio 2010)
Come crescono baby criminali
di Mimmo Mazza
Un romanzo breve. Intenso. Vivo. Una copertina che sembra un fumetto e una domanda come titolo: "Perché no?". Una domanda, che tormenterà il lettore e che insegue i quattro scugnizzi napoletani, protagonisti del romanzo, che vogliono diventare grandi. Cristina Zagaria, scrittrice tarantina e giornalista de La Repubblica, nel suo ultimo romanzo edito da Perdisa Pop (128 pagine, 9 euro) si avventura nei vicoli di Napoli per seguire le avventure di Daniele, Francesco, Mario la Iena e Capagrossa, quattro ragazzini di scuola media che organizzano una rapina. La vittima predestinata è la loro maestra, Adriana.
"Perché no" viene presentato sabato 30 a Taranto. La mattina (ore 11) Cristina Zagaria incontra gli studenti del Vittorino Da Feltre e nel pomeriggio presentazione con aperitivo alla libreria Mandese di via Liguria (18,30), con il giornalista Mario Diliberto.
Nel romanzo-breve della Zagaria la giornata dei quattro baby criminali e della vittima si intrecciano lentamente, sullo sfondo di una Napoli quotidiana e popolare, fino al climax finale e all’inaspettato epilogo. Come nei libri precedenti ("Processo all’Università", Dedalo, "Miserere" e "L’osso di Dio" editi da Dario Flaccovio), l’autrice parte da un caso di cronaca realmente accaduto e dipana la storia scandagliando sul fondo sei sentimenti dei diversi personaggi, dai piccoli rapinatori alla maestra Adriana, dalla forte Lucia, parrucchiera che sogna un futuro migliore, a Salvo, il marito di Adriana, operaio della fiat di Pomigliano in cassa integrazione.
Per tutti i curiosi su Youtube anche il booktrailer di "Perché no", recensioni e approfondimenti sul blog che la scrittrice cura ormai da un anno: Voltapagina (www. cristinazagaria. com).
Cristina Zagaria, vissuta a Taranto fino all’età di 24 anni, ha lavorato per sei anni alla redazione pugliese di Repubblica e, dopo esperienze a Roma, Milano, Bologna, da tre anni vive e lavora a Napoli. "Ho scelto di raccontare questa piccola storia — dice l’autrice alla Gazzetta — perché mi interessava indagare e raccontare le origini del crimine, l’aspirazione al crimine nella testa di quattro ragazzini. Storie poco raccontate, ma che sono alla base del radicamento della camorra in una città come Napoli e della criminalità organizzata nelle nostre città del Sud". E a proposito di Sud, Cristina Zagaria dice: "Il progetto, o forse ancora il sogno, è scrivere un libro su Taranto, un romanzo sull’Ilva, infatti sono a caccia di storie, dati, testimonianze".
MANGIALIBRI (30-11-200)
di Angelica Graziano
Adriana fa i conti su una busta sgualcita. Si occupa del padre malato, della casa, della spesa, lavora - fa l’insegnante, guarda suo marito lottare tenacemente contro la cassa integrazione. Daniele, nella sua giacca di pelle firmata col marchio sbiadito, sta andando a scuola e pensa: alla sua famiglia, che lotta per mantenere una dignità nel quartiere degradato e alla sua amica Lucia che lavora come parrucchiera ma avrebbe voluto continuare a studiare per andar via da Napoli un giorno. Francesco fa commissioni e piccole truffe per sé e suo fratello Gennaro, ma pensa in grande, e vuole coinvolgere anche Daniele. Aiuteranno Mario, la Iena, e Capagrossa a raggranellare dei soldi facendo una rapina: in cambio verranno presentati alla gente che conta, a quelli seri, per farsi un nome e diventare “gruoss assaje”. Sono tutti minorenni, senza precedenti e corrono un rischio minimo da cui possono ottenere un vantaggio enorme. E, guarda caso, Adriana, che ha appena ritirato la magra pensione del padre e che è stata anche la loro maestra, si trova a passare proprio davanti a loro…
Le vite dei protagonisti di Perché no scivolano lungo i vicoli e le strade del Rione Sanità, a Napoli, fino a confluire in un destino comune, fatto di insensata violenza, tanto più assurda perché immotivata, tanto più feroce perché reale. Cristina Zagaria, infatti, ha preso spunto da un fatto di cronaca per dare vita ai personaggi intensi e ben delineati del suo romanzo, accendendo i riflettori ora su uno, ora sull’altro, dando loro spessore e identità anche grazie a variazioni di registro e linguaggio; la terza persona per Adriana e Francesco, il dialetto per quest’ultimo, l’italiano e la prima persona per Daniele. E così, tramite pensieri e parole, impariamo a riconoscere nella tracotanza da bullo di Francesco, Mario e Capagrossa, un bisogno di accettazione e realizzazione personale tipica degli adolescenti, ma che in una città difficile come Napoli si trasfoma in riti di passaggio particolarmente duri, insensati e troppo pericolosamente vicini alla criminalità; capiamo che non è solo il degrado familiare,che accomuna i tre ragazzi, a costruire la voglia di essere “uomini duri” se a farsi coinvolgere e, alla fine, a comportarsi peggio, è anche Daniele, bravo a scuola e con genitori onesti, il padre che vende vestiti nella sua bancarella e lavora duramente, la madre che non vuole stendere i vestiti in balcone perché “è da cafoni”. Tanto dubbioso e titubante all’inizio davanti alle proposte degli amici, tanto duro, spietato e ferocemente determinato nell’esecuzione del compito. Ci troviamo davanti a un desolante status quo, apparentemente immutabile e impermeabile a quelle cure naturali di cui la società dispone per arginarlo. Come la Scuola. Rappresentata da Adriana, è offesa, calpestata, maltrattata, ma tenace e presente nonostante tutto. Pronta a tenere la porta aperta, spalancata su un mondo giovanile che sembra offrire in cambio solo disprezzo per un lavoro che non dà nessun passepartout per facili guadagni, vestiti firmati o popolarità. È una realtà, quella partenopea, che la scrittrice conosce bene e che ritrae con la luce tagliente della cronaca appena ammorbidita dall’aspetto narrativo e in cui Napoli non è altro che il paradigma per una lucida, amara riflessione, sulle difficoltà di diventare adulti in tutte le periferie della società.
IL VENERDI' di Repubblica (27 novembre 2009)
di Giulia Franchi
Hanno tredici, quattordici anni, son osolo ragazzini ma vogliono (e devono) sentirsi ommini. Daniele, Francesco e Mario sono i protagonisti della desolante Napoli (rione Sanità) raccontata, a partire da un fatto di cronaca, dalal giornalista di Repubblica Cristina Zagaria, con intensità e senza compiacimento.
Il corriere Nazionale (29 novembre)
Alberto Pezzini
Una copertina azzeccata. Un Vesuvio con due occhi rossi, da bestie che stanno a guardare di notte contro luce. Una ministoria criminale senza complimenti. Un tuffo dentro una realtà che fete, un volto finalmente dato ad un orrore giovanile, anzi adolescenziale. Perché no, Cristina ZAGARIA, Perdisapop 2009, pagg. 115, euro 9,00, è un romanzo che non ti lascia scappare. E’ un esempio concreto di come poche pagine possano prenderti alla gola e fregarti letteralmente. E’ una brutta lettura nel senso che fa male senza che te ne accorgi, ed una prova di come il giornalismo giudiziario possa trasformarsi in una farfalla sulle cui ali puoi guardare Napoli come è sotto i tetti e dentro le case.
Due amici che si mettono d’accordo per diventare uomini, anzi ‘omme, come si dice a Napoli. Per farlo, anche se minorenni, decidono di organizzare una rapina ad una maestra che vive con il padre malato ed un marito cassintegrato. Si impossessano della pistola del padre di Daniele, anzi della sua scacciacani, la dipingono per bene di nero per non far capire che è innocua e… La storia è giudiziaria, in equilibrio perfetto dentro la sfera interiore di un adolescente che si sente strappare da un mondo fatto di servizi e latte al mattino. E’ una bella prova di immedesimazione al cento per cento dentro quella parte di Napoli che abbiamo ormai imparato a conoscere. Si potrebbe pensare che la Zagaria abbia condito soltanto una semplice storia di bassi napoletani, lei che può vederle e sentirle tutti i giorni dalla redazione napoletana di Repubblica dove lavora.
Solo che questa storia possiede una piombatura più pesante, un ego più pronunciato. Ha il senso della pietà napoletana, cioè. “’A vita è fatta e’ ore, cchiu te ne spienne e mene te ne trove”. La maestra Adriana ha il senso della vita, anziché della frase verrebbe da dire. Sa quello che importa veramente, ossia un amore forte, incollante, per il padre anziano e malato, ed una incapacità cronica di non amare i propri alunni. Quelli che , poi, la prenderanno a calci in faccia fino a farle ingoiare muco e sangue senza che nessuno muova un dito. Solo che il giornalismo così vivido, così pieno di emozioni sotto da diventare agghiacciante, diventa qualcosa in più. Non solo caratteri a piombo, ma una gettata di cuori aperti dove puoi guardare dentro con una emozione spessa così.
Napoli è descritta come mai, con tocchi, anzi zampate nette ed a tutto tondo, con una bravura che vive e si nutre di frasi secche come fucilate nella notte. Zagaria è una ragazza da redazione mobile, una di quelle che vivono da giornaliste ma respirano soltanto con le branchie dello scrittore di razza.
Il Recensore (21 novembre 2009)
"Come falene bruciate dalla luce"
di Luca Giudici
Al di là di quello che potrebbe sembrare ad una prima lettura, l’ultimo libro di Cristina Zagaria, “Perché no” (Perdisa edizioni, 2009), ha come oggetto non tanto Napoli o la malavita, che pure ne sono l’ambientazione e lo sfondo, bensì l’adolescenza, quell’aria particolare che si respira quando hai appena finito di imparare a camminare ed ancora non hai raddrizzato la spina dorsale, per camminare eretto nell’età adulta.
E’ un’aria frizzante, che inebria, e che può facilmente confondere le prospettive, per cui non è più chiaro ed evidente cosa c’è in primo piano e cosa sullo sfondo: il fuoco dello sguardo si sposta, molto - troppo - velocemente.
Francesco e Daniele sono due ragazzini, appena adolescenti, farebbero le medie se fossero assidui studenti, e sono i protagonisti di questa storia. Intorno a loro il mondo della Napoli cosiddetta popolare, dei mercati, dell’ufficio postale, della disoccupazione, della malavita e della polizia.
Ma tutto ciò è la scenografia, i costumi, la fotografia. La sceneggiatura di questo cortometraggio - la scrittura è molto filmica, sarebbe facile una trasposizione - è centrata sui due giovani, e sul loro approccio ai primi ‘giochi proibiti’, che però sono di tipo decisamente più pericoloso del sesso.
Cocaina, pistole e rapine si intrecciano nelle relazioni con i malavitosi più o meno cresciuti, che controllano l’isolato, il marciapiede, la strada, il rione. Pennellate di vita spicciola si innestano sul terrore quotidiano, nel sentore di vivere costantemente sull’orlo della catastrofe, e questo, per la delicatezza di un animo che si sta affacciando alla vita pubblica, è totalmente distruttivo.
E proprio la distruzione - la violenza pura - diventa quindi il leit motiv, del racconto: tutto degrada, tutto degenera, in una spirale che giorno dopo giorno, ora dopo ora, trascina inesorabilmente due giovani anime verso lo scuro. L’assenza di una struttura familiare consolidata, nonostante l’impegno che spesso i singoli non risparmiano, si rivela il vero cuneo che spacca il fragile corpus di valori di un adolescente sottoposto alle pressioni di un ambiente ostile e violento.
Se alle spalle di un dodicenne emotivamente frastornato dalla sequenza di lampi e di luci del luna park mediatico in cui si vive tutti, esposto come una falena che brucia su un lampione, vittima della macchina desiderante che ci obbliga a cambiare cellulare ogni mese, se alle sua spalle dunque trovassimo il solido muro di una famiglia non smantellata dalla carenza di lavoro e di strutture sociali, la resistenza di una scuola dove gli insegnanti vengono riconosciuti per il baluardo che sono, non posso certo dire che il serbatoio di manovalanza a buon mercato della criminalità organizzata sarebbe smantellato, ma certamente la sopportazione di una vita che si prospetta di duro lavoro e di scarse gratificazioni sarebbe più facilmente possibile.
Cristina Zagaria ci racconta questa disillusione, e la rende ancor più terribile incarnandola in coloro che dovrebbero darci speranze nel futuro. Bambini soldato, come in Africa o in Asia, Francesco e Daniele mettono a nudo la coscienza di una nazione che - purtroppo non da oggi - è incapace di proteggere i propri figli. E’ questo è il peggio che si può scoprire di se stessi.
20 novembre 2009. Intervista su Julienews, per un libro per amico: Julinews.
House of Books (9 novembre 2009)
... parto per la tangente? Ok, parto per la tangente. Poi non ditemi che non vi avevo avvertito.
Ma mannaggia alla catena (come diceva mio nonno Paolo, buonanima) ma chi scrive le recensioni in giro, li legge i libri o una volta guardata la quarta di copertina è già a posto? O magari, colmo di buona volontà editoriale, si è dato giusto un mezzo sguardo al booktrailer? Boh, a voi, fedeli lettori di HOB l'ardua sentenza!
Perché me lo chiedo? Perché (e potete verificarlo con un paio di click su qualunque motore di ricerca) ecco il sunto di cosa dovrebbe essere "Perché no", di Cristina Zagaria, secondo gli augusti recensori:
1) "Un romanzo che è un pugno allo stomaco per la descrizione di luoghi e personaggi che popolano la realtà degradata dei quartieri popolari a Napoli."
2) "Dal romanzo traspaiono un rione e una città cupe, dove regnano indifferenza e assuefazione alla violenza, ma dove pure nello sguardo di un quindicenne che ha commesso una rapina è possibile cogliere un segno di pentimento e redenzione."
3) (di questo articolo basta il titolo) "Storia di baby camorristi."
4) "... Diventa simbolo di una Napoli disperata, attonita, ripiegata sulla malavita e sul controllo territoriale"
E potrei continuare...
Cosa vi viene da pensare? Ve lo dico io: "... Che due scatole! Ho appena finito Gomorra e per un po' di 'sta roba ne ho abbastanza." Ecco cosa vi viene da pensare a leggere in giro di "Perché no"!
E meno male che l'autrice stessa ha anche rilasciato un'intervista ad Angelo Marenzana dalla quale si evince il vero senso che questa storia si porta appresso!
Lettori e lettrici, qui avete un buon libro che, è ambientato a Napoli, nel rione Sanità, che è stato ispirato da un fatto vero di cronaca, una rapina, ma che... beh, che non parla di Napoli. Ne del suo degrado. Ne della camorra. E nemmeno di una rapina (non ho sbagliato libro, giuro!).
Questa è la storia di un ragazzo. Di un adolescente. E di un suo amico, quasi un fratello più grande. E' una storia che potrebbe essere ambientata in qualunque altra realtà d'Italia. E non perché una rapina la si può compiere dovunque, ma perché essere adolescenti è un'esperienza che non è facile vivere in nessuna parte del mondo.
Daniele ha quattordici anni, figlio di una famiglia per bene, che cerca di sbarcare il lunario e di farlo crescere onestamente. E’ un ragazzo qualunque e la storia è inquietante proprio per questo.
La realtà nella quale è ambientato questo racconto è quella degradata della Napoli dove i ragazzi (e i bambini) possono crescere cercando di dimostrare che possono essere già considerato “ommen” (veri uomini) da “quelli che contano” e che sanno che tanto la legge gli garantisce l’impunità per i loro pochi anni, certo, ma è anche quella degli operai che si alzano di notte per andare a lavorare e devono fare i conti con le bollette, con la pigione, con le medicine del padre malato e far quadrare i conti della spesa. E’ comunque la vita di tutti i giorni in qualunque periferia di qualunque grande o media città d’Italia; non me ne vogliano i Napoletani.
Il vero nodo del libro non è il DOVE (seppure, mi ripeto, il fatto di cronaca che ha ispirato il libro è accaduto a Napoli) bensì il PERCHE’. Anzi il “PERCHE’ NO”, senza punto esclamativo o interrogativo.
Daniele, dicevo, è un ragazzo tranquillo che si lascerà trascinare da un suo compagno di classe in una rapina tanto improvvisata quanto “normale”, all’ordine del giorno per chi, come il suo compagno, vuole farsi notare nel giro dei “grandi”, farsi un curriculum di strada. Daniele potrebbe rifiutarsi, lui che in realtà non aspira a far parte di quei giri, che non ha in mente di dimostrare nulla a nessuno. E’ quest’ultima frase, in realtà, a rappresentare il fulcro centrale di questo libro. Non ha niente da dimostrare, nemmeno a se stesso alla fine. E allora tanto vale.
Daniele decide di seguire Francesco nel suo piano semplicemente perché non trova nessuna ragione buona per non farlo. La sua mente di ragazzo non trova un vero deterrente sociale, morale o quant’altro che gli dia il coraggio di dire “no” ad un piano decisamente balordo e, non in ultimo, criminale. Daniele non riesce a rendersi conto che questo potrebbe trasformarsi nella fine della sua innocenza ed infrangere le possibilità di raggiungere i suoi sogni, quello che vorrebbe fare da grande; anche qui semplicemente perché non si rende conto di essere innocente e soprattutto perché di sogni da realizzare non ne ha.
Questo è dirompente. Questo è un pugno nello stomaco. Questo è così triste da non lasciare nemmeno voglia di piangere, ma solo voglia di abbandonarsi ad una risata isterica.
Non si parla qui di colpe (dei genitori, delle istituzioni…), di chi sa trasmettere o meno il senso della civiltà e della voglia di crescere, ma questo testo ci fa dare uno sguardo ad uno spaccato di mondo dove non ci si ricorda più che si avrebbe il diritto di essere ragazzi e basta, il diritto di avere dei sogni. E di poter godere di questo, vivaddio.
Se la rapina andrà male Francesco avrà perso l’occasione di farsi notare da quei criminali cui spera di assomigliare; Daniele non avrà perso nemmeno quello perché se non hai nulla da raggiungere non hai nemmeno niente da perdere.
In definitiva ad essere “cattivi” non ci va poi tanto. Essere dei “buoni” è tosta: ci va determinazione e tanto, tanto coraggio. E non viene mai automatico. E’ un progetto. E c’è da lavorarci sopra ogni giorno.
… oppure questa è una storia di camorra e io non ci ho capito un accidenti! ;))))
Vostro devoto, come sempre,
Kamenzind
La città di Salerno (29 ottobre 2009)
di Giordano Lupi
Cristina Zagaria è una giornalista di cronaca nera che ha lavorato nelle redazioni di Bologna, Bari, Roma, Milano e Napoli. Il suo stile è freddo, asciutto, distaccato, tipico di una buona cronista abituata a raccontare fatti e a non esprimere opinioni. Nella sua scrittura si nota il taglio secco e incisivo dell’inchiesta giornalistica, ma non per questo rinuncia a un’efficace descrizione di caratteri e personaggi. Perché no è un racconto napoletano sulla delinquenza minorile, ispirato a una storia vera, ma narrato in forma letteraria, seguendo le vicende dei protagonisti. Il personaggio principale è Adriana, una maestra elementare che vive per la scuola e conduce una povera esistenza. Il denaro non basta mai per arrivare alla fine del mese e lei deve impiegare bene i pochi soldi dello stipendio e la cassa integrazione del marito. L’autrice inserisce una connotazione sociale con la figura del marito che lavora alla Fiat di Pomigliano e ha perduto la certezza del posto di lavoro. Vengono descritti molto bene anche i bassifondi di Napoli, pare di sentire l’odore povero dei vicoli dove si aggirano persone a caccia di espedienti per campare. Daniele, Francesco, Mario detto la Iena e Capa Grossa sono quattro adolescenti che decidono di compiere la loro prima rapina, per ironia della sorte sono quattro ex studenti di Adriana e sarà proprio la vecchia maestra a far da vittima per il crudele agguato.
Lui dice che è un bene cominciare quando si ha la nostra età. Sono due i vantaggi. Per la legge non siamo adulti, quindi abbiamo molte più libertà e ai grandi serviamo. E poi perché, quando arrivi a diciotto anni, hai già una carriera, un curriculum, non sei l’ultimo arrivato.
Questa è la filosofia dei delinquenti in erba che decidono di colpire e alla fine non provano nessun sentimento simile al pentimento, ma riescono solo a ridere, convinti che in un modo o nell’altro la faranno franca. Non esistono leggi per punire un minorenne. Cristina Zagaria non è napoletana ma firma un efficace romanzo breve ambientato a Napoli, disseminato qua e là da espressioni dialettali che conferiscono colore e veridicità alla storia
Journal Books (28 settembre 2009)
Un romanzo che è un pugno allo stomaco per la descrizione di luoghi e personaggi che popolano la realtà degradata dei quartieri popolari a Napoli. Un libro dove protagonisti non sono soltanto i ragazzi di strada del Rione Sanità, ma un universo a sé dove le parole d’ordine sono violenza, illegalità e acquiescenza. È “Perché no”, il nuovo romanzo di Cristina Zagaria, redattrice di Repubblica Napoli “prestata” per la quarta volta alla letteratura. Dopo Miserere (Flaccovio, 2006), Processo all’Università (Dedalo, 2007) e L’osso di Dio (Flaccovio, 2007) l’autrice ha “scavato” nel mistero che sono i vicoli della Sanità con quest’opera edita da Perdisa. Una Sanità in cui ai ragazzini come Mario, Francesco e Daniele non basta la scuola per imparare a diventare uomini, ma serve una prova più grande, quella offerta dal “sistema” che governa la città e il rione. Quella prova sarà la rapina ad una delle loro insegnanti, Adriana, che vive con un marito disoccupato, un padre ammalato ed un cane. “Lui dice che è un bene cominciare quando si ha la nostra età – dice Daniele parlando di Mario prima di compiere il reato – . Sono due i vantaggi. Per la legge non siamo adulti, quindi abbiamo molte più libertà e ai grandi serviamo. E poi perché, quando arrivi a diciotto anni, hai già una carriera, un curriculum, non sei l’ultimo arrivato”. Una volta messo a segno il colpo i camorristi ragazzini entreranno nel sistema e, come dice Daniele “sarà tutto in discesa”. “Perché no” è un romanzo reale (è ispirato ad un fatto di cronaca, una rapina commessa un anno fa da una baby gang a Capodimonte ai danni di una loro docente) e realistico, dove la crudezza dei particolari (come i calci in faccia che Adriana prende dai suoi alunni) fotografa una realtà che è quella di tanti quartieri popolari e di periferia.
Tempi Cilento (27 ottobre 2009)
di Giuliana Covella
«Tiene pure dodici anni, ma a te ti caca in testa. Tre settimane fa gli sbirri lo hanno beccato con quindici grammi di cocaina pura in cristalli, pronta per essere tagliata. Quando hanno chiamato a casa per avvertire, la madre ha risposto che non erano affari suoi. È così Mario lo hanno spedito in una casa di accoglienza. Una di quelle case famiglia, credo ai Colli Aminei. Lui si è fatto una risata e dopo dodici ore era già scappato dal centro. Ma ora sta nei guai. Mi ha detto mio fratello che deve recuperare i soldi della cocaina. Da solo».
Mario ha 12 anni, ma è pronto per entrare nel “sistema” insieme a due suoi coetanei, Francesco e Daniele. La prova per essere “esaminati” dai “capi” sarà una rapina. Così saranno recuperati “i soldi della cocaina”. È questa la trama di Perché no, il nuovo romanzo di Cristina Zagaria. Nata a Carpi, ma tarantina d'adozione l'autrice (attualmente redattrice di cronaca nella sede napoletana del quotidiano La Repubblica) è alla sua quarta opera, dopo Miserere (Flaccovio, 2006), Processo all'Università (Dedalo, 2007) e L'osso di Dio (Flaccovio, 2007).
Per la stesura di Perché no, edito da Perdisa, la Zagaria ha solcato i vicoli del quartiere in cui è ambientata la vicenda: il Rione Sanità. Una Sanità che fa da sfondo al dramma di Francesco, Mario e Daniele, un gruppo di amici che per diventare grandi decidono di compiere una rapina ed entrare così a far parte del sistema malavitoso che governa il loro quartiere.
Vittima designata è Adriana, l'insegnante di uno di loro, che a stento riesce a sopravvivere con il proprio stipendio, un marito in cassa integrazione alla Fiat di Pomigliano, un padre ammalato e un cane. Luoghi e personaggi sono tratti dalla realtà. La trama s'ispira, infatti, a un fatto di cronaca: una rapina commessa da una baby gang circa un anno fa a Capodimonte ai danni della loro professoressa. Uno dei tanti episodi che si susseguono in una Napoli violenta, che sembra ormai prossima alla fine, con la perdita di ogni valore e il sopravvento dell'illegalità. Perché no accompagna il lettore nel dedalo di vicoli della Sanità, un rione antico ma martoriato, dove a pochi passi dalla Casa di Totò, in via Antesaecula, i ragazzini imparano a diventare pusher in vico Carrette, nota piazza di spaccio. Dal romanzo traspaiono un rione e una città cupe, dove regnano indifferenza e assuefazione alla violenza, ma dove pure nello sguardo di un quindicenne che ha commesso una rapina è possibile cogliere un segno di pentimento e redenzione.
Periodico Italiano (27 ottobre 2009)
di Marilena Rodi
Questione di ‘territorio’, Cristina Zagaria racconta la ‘sua’ Napoli a Bari “Perché no”
«Questa è la differenza tra la merda e noi. Noi stiamo zitti».
Il book trailer che ha portato Cristina in aula provoca il silenzio prima, poi il brusio incuriosito, poi un imprevisto «Vai, dai!»: straordinariamente inaspettato per un auditorio giovanile in una terra quieta e apparentemente staccata dai problemi di malavita..
È il giorno dell’orientamento universitario alla Lum Jean Monnet di Casamassima in provincia di Bari, la Libera università mediterranea: unica privata in Puglia.
L’evento del giorno “Giornalisti nella mafia”. A incontrare gli studenti, Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica che presenta il suo ultimo libro Perché no (Perdisa, pp. 128, € 9,00).
Ma è solo un pretesto: l’obiettivo è quello di parlare con i giovani di informazione, di comunicazione, prendendo spunto da un evento di cronaca del 29 gennaio scorso verificatosi nei vicoli di Napoli: la rapina messa a segno da due giovinetti poco più che tredicenni, ancora in odore di incoscienza, al quale si riferisce il book trailer e a cui si ispira il libro.
«In realtà non sapevano nemmeno loro esattamente a cosa andavano incontro», racconta Cristina. «Sono andata là e ho fatto due chiacchiere con loro, dovevo ricostruire i fatti e avevo bisogno della testimonianza diretta – continua. Erano solo due ragazzetti e il ‘colpo’ è nato strada facendo: una mattina, quasi casualmente, uscendo di casa e decidendo di marinare la scuola». Così l’autrice racconta le vicende di quelle ore evolutesi tra le viuzze e sotto gli occhi dei passanti e dei residenti: una donna viene derubata, lei urla, chiede aiuto, ma nemmeno l’uomo rimasto sulla porta del negozio di fronte interviene. Lei è la maestra delle elementari dei suoi rapinatori. Loro, guardandola negli occhi, la colpiscono più volte. In cosa ha sbagliato coi suoi alunni?
Il silenzio in aula si fa assordante. Di fronte a Cristina Zagaria, ci sono gli studenti e gli insegnanti.
Come si raccontano gli episodi di ‘nera’ in città come Bari e Napoli?
«Questa è una piccola storia di cronaca che racconta la piccola vita di piccole persone in un piccolo libro», dice la Zagaria: «è carico di napoletanità». C’è qualcosa che accomuna Napoli e Bari (ora che è qui, di fronte al ‘piccolo’ pubblico barese, riflette e ricorda il momento in cui è tornata nella città levantina, dopo due anni): è la vivacità. Ma trova Bari nervosa, non l’aveva mai notato prima.
E il modo di comunicare? «La comunicazione tra guaglioni malavitosi a Napoli si evolve: ora se fanno ‘il palo’ chiamano i nomi di donne quando devono annunciare l’arrivo della polizia».
Napoli in realtà ha un’architettura urbana differente da quella di Bari; i quartieri si sovrastano uno su l’altro senza una netta separazione, si mescolano inevitabilmente tra loro insieme alle genti, alle abitudini. E un’abitudine che emerge è quella di fare silenzio quando non si deve parlare. Proprio come è capitato ad Adriana, la maestra, vittima della rapina. Napoli non si ribella, accetta il silenzio come baluardo per la sopravvivenza.
I giovani sono disorientati, ma nel loro piccolo mondo, sono capaci di essere curiosi e di interessarsi alla vita quotidiana, anche se danno l’impressione di essere staccati dalla realtà. Pongono domande ed esigono risposte: credibili, possibilmente. Non tardano infatti a farsi sentire: nel primo pomeriggio Cristina riceve mail dagli studenti: chiarimenti, curiosità e approfondimenti sugli argomenti trattati in aula.
Il libro si presta a favorire discussioni sulla comunicazione ai tempi di internet, sulle abitudini dei ragazzi e sulle censure giornalistiche, sull’uso dei social network e sugli scambi culturali tra generazioni diverse.
Perché no.. la cultura rende liberi.
Repubblica, Napoli (22 ottobre 2009)
di Raffaele Cantone
Storia di baby camorristi
Perché no" è il titolo dell´ultimo libro di Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica, alla cui presentazione parteciperò stasera alla libreria Feltrinelli di piazza dei Martiri (ore 18, con Patrizia Mottolese, docente della scuola media Fiorelli).
Mi piace definirla una "piccola storia", che si legge tutta di un fiato, perché oltre ad essere scritta in modo molto chiaro e lineare, è costruita quasi come se fosse un thriller, anche se con un finale che è facile presagire. È una "piccola storia" sia perché i protagonisti sono ragazzini napoletani del quartiere Sanità, sia perché si snoda in un´unica giornata. Prende spunto da un fatto di cronaca avvenuto non molto tempo fa, di cui pochi conservano memoria, perché rientra fra le storie di ordinaria "anormalità" tutte napoletane.
Daniele e Francesco, studenti di scuola media, decidono di compiere la loro prima rapina e la organizzano con l´orizzonte tipico dei bambini, sottraendo a uno dei padri una pistola giocattolo modello scacciacani. Individuano una vittima non ricca, ma piuttosto alla loro portata, una donna di mezza età anche lei della Sanità, che è andata alla posta a ritirare la pensione sociale del padre. Adriana è stata maestra dei due.
La scalcagnata rapina che coinvolge due loro coetanei già avvezzi al mondo criminale, noti con i soprannomi Mario la Iena e Capagrossa, ha un altro obiettivo: far notare il loro coraggio agli adulti della zona e aprirgli così la strada per essere accolti nel "sistema", direttamente tra le braccia di "madre camorra".
La storia, però, è soltanto un escamotage utilizzato dalla Zagaria per descrivere un mondo tanto reale da poter apparire persino poco credibile a chi dovesse vederlo non da Napoli. I personaggi, i cui tratti psicologici sono delineati con grande delicatezza, divengono paradigmi con cui confrontarsi e su cui ragionare. Così Francesco è il tipico bambino di una famiglia problematica, con padre e fratello coinvolti in vicende giudiziarie e senza alcuna ambizione e speranza per il futuro; una sorta di vittima predestinata. Daniele, invece, ha una famiglia diversa alle spalle: padre e madre lavorano dalla mattina alla sera come ambulanti ma non riescono che a vivere in modo gramo. Cercano, però, di tenere il figlio fuori dagli ambienti della delinquenza.
Daniele, il personaggio più bello del libro e anche l´io narrante, è combattuto: da un lato vorrebbe continuare la scuola e sperare in un futuro diverso, dall´altro si lascia influenzare dagli amici, Francesco in primis. L´altra sua speranza si chiama Lucia, una bambina della sua età di cui è già teneramente innamorato. Una che ha le idee chiare, lavora da un parrucchiere e vuole andare via da un quartiere senza speranza.
Infine Adriana, la vittima, è essa stessa una "perdente"; vive con un marito con il quale non ha avuto figli, operaio della Fiat in cassa integrazione, impegnato in strenue lotte sindacali; tutta la sua vita è l´insegnamento nella scuola del quartiere. Si oppone alla rapina con una rabbia nella quale scarica tutte le sue sconfitte e delusioni. Fa da sfondo una città evidentemente malata, con quartieri abbandonati nei quali il progresso sembra presente solo attraverso parabole e cellulari.
La Zagaria, però, non indulge in descrizioni oleografiche del quartiere degradato, come piace a chi vuol descrivere superficialmente una realtà complessa. Si avventura come chi vuol capire con un rispetto da non napoletana nei confronti di una città, che nonostante tutto, si capisce bene, l´ha stregata.
Telecaprinews (20 ottobre)
Poco piu' di cento pagine per raccontare la perdita dell'innocenza e la scoperta della vulnerabilita' in un giorno come tanti nel quartiere della Sanita' a Napoli. Nel romanzo 'Perche' no' della giornalista Cristina Zagaria, per i tipi di Perdisa Editore, tutto si svolge nell'arco di poche ore. Conosciamo i personaggi al risveglio e i pensieri del mattino sono indicatori della loro percezione del mondo. Adriana accompagna il caffe' a un conto tracciato su una busta volante, in cui al magro stipendio da maestra somma la cassa integrazione del marito, operaio alla Fiat di Pomigliano, e l'ancor piu' misera pensione del padre. Per Francesco, 14 anni, tutti gli entusiasmi sono concentrati nella ricerca dell'occasione che gli possa far guadagnare il rispetto dei suoi coetanei. A casa di Mario, 12 anni e gia' un conto da saldare con la giustizia, il tavolo della colazione e' pieno di mozziconi di sigaretta e la vita e' solo rabbia, i primi gesti al risveglio pugni ai cappotti appesi, ai mobili, alla carrozzina della sorellina lattante. Poi c'e' Daniele e i suoi occhi diventano quelli del lettore, grazie all'uso della prima persona e di un presente giornalistico che rendono la narrazione immediata ed efficace. Un bambino tranquillo che ama la matematica e sopporta le regole imposte dalla mamma, che si imbarazza quando assiste alle 'scelte' dei bulli della classe abbattersi sul debole di turno e che non si sente a disagio in compagnia delle bambine. A distanza di tre ore ritroveremo i protagonisti con una personalita' cancellata e riscritta dalla logica perversa del piu' forte, che in certi quartieri di Napoli e' l'unica regola che conti. Senza contraddizioni o salti logici, l'affermazione di un nuovo se' passa per la negazione dell'immagine a cui ogni personaggio aveva tentato di aggrapparsi. Per ognuno di loro ci sara' un punto di non ritorno: l'ammissione di un fallimento professionale, la paura di ritrovarsi "omm'" (uomo, ndr.) prima del tempo e la scoperta del senso di onnipotenza che accompagna la violenza gratuita. Zagaria e' al suo primo romanzo napoletano, dopo aver pubblicato gia' tre libri. Cronista di razza, nata a Carpi nel 1975 ma con origini pugliesi, ha lavorato per "Repubblica" a Bologna, Bari, Milano, Roma e ora e' in forza alla redazione partenopea del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.
Agi (20 ottobre)
LIBRI:LA REGOLA DEL PIU'FORTE NELLA NAPOLI DI CRISTINA ZAGARIA = (AGI) - Napoli, 20 otto. - Poco più di cento pagine per raccontare la perdita dell'innocenza e la scoperta della vulnerabilità in un giorno come tanti nel quartiere della Sanità a Napoli. Nel romanzo 'Perche' nò della giornalista Cristina Zagaria, per i tipi di Perdisa Editore, tutto si svolge nell'arco di poche ore. Conosciamo i personaggi al risveglio e i pensieri del mattino sono indicatori della loro percezione del mondo. Adriana accompagna il caffè a un conto tracciato su una busta volante, in cui al magro stipendio da maestra somma la cassa integrazione del marito, operaio alla Fiat di Pomigliano, e l'ancor più misera pensione del padre.
Per Francesco, 14 anni, tutti gli entusiasmi sono concentrati nella ricerca dell'occasione che gli possa far guadagnare il rispetto dei suoi coetanei. A casa di Mario, 12 anni e già un conto da saldare con la giustizia, il tavolo della colazione è pieno di mozziconi di sigaretta e la vita è solo rabbia, i primi gesti al risveglio pugni ai cappotti appesi, ai mobili, alla carrozzina della sorellina lattante. Poi c'è Daniele e i suoi occhi diventano quelli del lettore, grazie all'uso della prima persona e di un presente giornalistico che rendono la narrazione immediata ed efficace. Un bambino tranquillo che ama la matematica e sopporta le regole imposte dalla mamma, che si imbarazza quando assiste alle 'scelte' dei bulli della classe abbattersi sul debole di turno e che non si sente a disagio in compagnia delle bambine. A distanza di tre ore ritroveremo i protagonisti con una personalità cancellata e riscritta dalla logica perversa del più forte, che in certi quartieri di Napoli è l'unica regola che conti. Senza contraddizioni o salti logici, l'affermazione di un nuovo sè passa per la negazione dell'immagine a cui ogni personaggio aveva tentato di aggrapparsi. Per ognuno di loro ci sarà un punto di non ritorno: l'ammissione di un fallimento professionale, la paura di ritrovarsi "omm'" (uomo, ndr.) prima del tempo e la scoperta del senso di onnipotenza che accompagna la violenza gratuita.
Zagaria è al suo primo romanzo napoletano, dopo aver pubblicato già tre libri. Cronista di razza, nata a Carpi nel 1975 ma con origini pugliesi, ha lavorato per "Repubblica" a Bologna, Bari, Milano, Roma e ora è in forza alla redazione partenopea del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. (AGI) Lil
Puglialive (15 ottobre 2009)
di Luana Martino
‘Perché no’ è la storia di quattro adolescenti napoletani che decidono di compiere la loro prima rapina. Daniele, Francesco, Mario detto la Iena e Capa Grossa inquadrano l’obiettivo. È Adriana, loro ex maestra alle elementari, una donna di cinquant’anni che vive con il marito, operaio della Fiat di Pomigliano in cassa integrazione.
‘Perché no’ è la visione della napoletanità che Cristina Zagaria ci racconta; è il suo ultimo lavoro, è un prodotto della cronaca napoletana, una piccola storia che riguarda gente piccola racchiusa in piccolo libro (così come l’autrice ha voluto definirlo).
La giornalista della Repubblica di Napoli Cristina Zagaria - introdotta da Maria Pia Vigilante- ha voluto per tanto, durante l’incontro di ieri nei locali della Feltrinelli di Bari, narrarci un pezzo di realtà con la quale si trova a convivere e con la quale ogni giorno deve rapportarsi per esplicare il suo mestiere d’informatrice.
Il suo lavoro nasce in un mese per fare in modo che le sensazioni e le argomentazioni scaturite dal fatto di cronaca, risalente al gennaio scorso, fossero mantenute intatte nero su bianco.
Così il ‘Perché no’assume sfaccettature diverse per i vari personaggi del libro, diventa una speranza per la giovane Lucia e disperazione (..perché non compiere la rapina..) per Daniele e Francesco. Diventa simbolo di una Napoli disperata, attonita, ripiegata sulla malavita e sul controllo territoriale ma diventa anche, e soprattutto, un segno di speranza di voglia di credere in un riscatto, desiderio rivoluzionario e sogno vivido di chi continua a farsi sorreggere dal …perché no!
Il secolo XIX (7 ottobre 2009)
Un noir di cronaca dalla giornalista che scrisse a Indro.
di Alberto Pezzini: qui.
Senzaunadestinazione, ( 6 ottobre 2009)
di Paola Pioppi
Perché non farlo? Perché no, perché non ci sono motivi veri, perché nessuno mi ha insegnato a rispettare i confini delle vite degli altri, le paure, il diritto a stare bene. Così la vera ricostruzione di una rapina realizzata da due ragazzini a Napoli, in Perché no di Cristina Zagaria (Perdisa, pagg. 128, 9 euro) si trasforma in una istantanea che ci trascina nel prima e nel dopo, in ciò che sta intorno. Soprattutto ci mostra quello che inesorabilmente manca.
Perché raccontare questa storia?
Da quasi tre anni vivo e lavoro a Napoli. E mi sono perdutamente innamorata di questa città. Dopo l’Osso di Dio e l’esperienza in Calabria mi sono messa a caccia di una storia napoletana, ma cercavo una storia non gridata, non troppo nota, non eccessiva e soprattutto una storia non scritta né letta. Napoli credo sia una delle città più raccontate e da firme che non ammettono paragoni. Cercavo, insomma, una storia “piccola”, ma che mi permettesse di esplorare l’anima di questa città, che mi ha lasciato senza respiro. Quando è accaduta la vicenda di Daniele e Francesco ho pensato: ecco la mia storia… Il fatto di cronaca è del 29 gennaio. Io ho cominciato a scrivere Perché no il 10 febbraio, partendo dal racconto dell’organizzazione della rapina per avventurarmi nella giornata di questi due adolescenti, nelle dinamiche della loro banda. Fino a intrufolarmi nella vita della vittima predestinata.
Nel tuo scrivere viene prima la trama o lo stile?
La trama. Viene prima la trama. Lo stile, per me che scrivo tutti i giorni è tecnica, esercizio costante, necessità…. La trama invece deve scegliermi, e io poi la seguo. C’è un patto tra me e la trama di ogni mio romanzo.
Pregi e difetti, o pericoli, di questa commistione tra cronaca e narrativa.
Per me i romanzi sono uno sfogo. Mi permettono di buttare fuori sentimenti, emozioni, particolari raccolti quotidianamente con il lavoro di giornalista, ma che non trovano spazio nella rigida gabbia del giornale. Insomma vedo solo pregi. La cronaca paradossalmente è così poco raccontata… stessi titoli, stesse foto, stesse fonti… Mescolando la cronaca (non dimenticandone mai, però, il rigore) con la narrativa trovo più spazi di libertà, e l’una dà più forza all’altra. Credo che anche il lettore percepisca questa forza.
Repubblica- Bologna (6 ottobre 2009)
di Simona Mammano
Adolescenti nella Napoli violenta
Cristina Zagaria ha pubblicato Perché no (Perdisa) un intenso romanzo breve ambientato a Napoli. È la storia di un ragazzo minorenne, che compie la prima rapina, coinvolgendo con la forza di persuasione del leader un compagno di scuola. Zagaria sviluppa il romanzo su due piani narrativi, il punto di vista dei due adolescenti, raccontato in terza persona, e quello della vittima, con la tecnica dell´io narrante. Piani che si alternano con ritmo sempre più incalzante.
Elle, (4 ottobre 2009)
di Giada Iuliano
Una moglie, una figlia, una maestra e, soprattutto, una donna coraggiosa: è Adriana, “la preda” di questo libro. E sì, perché questo breve romanzo racconta la storia di tre ragazzi-cacciatori Daniele, Francesco e Mario. I soldi scarseggiano, ma non c’è fame o disperazione nel loro piano di rapina: sono solo tre adolescenti napoletani in cerca di ribellione nei confronti della scuola, delle famiglie e della vita. Magicamente, gli si presenta l’occasione perfetta per sfogare frustrazioni e dolori fino a che la loro ex maestra dell’elementari – Adriana, appunto – offre loro l’opportunità di crescere. Ma la magia non esiste e tutto si spegne in un finale fortuito. Perché no è una storia che scorre via veloce ma, poi, ti trattiene a lungo nel pensiero di una generazione anomala nata dall’indifferenza costante di tutti noi. Leggere per riflettere.
Mentelocale.it (2 ottobre 2009)
di Alberto Pezzini
Una copertina azzeccata. Un Vesuvio con due occhi rossi, da bestie che stanno a guardare di notte contro luce. Una ministoria criminale senza complimenti. Un tuffo dentro una realtà che fete, un volto finalmente dato ad un orrore giovanile, anzi adolescenziale. Perché no di Cristina Zagaria (Perdisapop 2009, 115 pp., 9 Eu) è un romanzo che non ti lascia scappare. È un esempio concreto di come poche pagine possano prenderti alla gola e fregarti letteralmente. È una brutta lettura nel senso che fa male senza che te ne accorgi, ed una prova di come il giornalismo giudiziario possa trasformarsi in una farfalla sulle cui ali puoi guardare Napoli come è sotto i tetti e dentro le case.
Due amici che si mettono d’accordo per diventare uomini, anzi ‘omme, come si dice a Napoli. Per farlo, anche se minorenni, decidono di organizzare una rapina ad una maestra zitella che vive con il padre malato. Si impossessano della pistola del padre di Daniele, anzi della sua scacciacani, la dipingono per bene di nero per non far capire che è innocua e… La storia è giudiziaria, in equilibrio perfetto dentro la sfera interiore di un adolescente che si sente strappare da un mondo fatto di servizi e latte al mattino.
È una bella prova di immedesimazione al cento per cento dentro quella parte di Napoli che abbiamo ormai imparato a conoscere. Si potrebbe pensare che Zagaria abbia condito soltanto una semplice storia di bassi napoletani, lei che può vederle e sentirle tutti i giorni dalla redazione napoletana di Repubblica - dove lavora.
Solo che questa storia possiede una piombatura più pesante, un ego più pronunciato. Ha il senso della pietà napoletana, cioè ’A vita è fatta e’ ore, cchiu te ne spienne e mene te ne trove.
La maestra Adriana ha il senso della vita, anziché della frase verrebbe da dire. Sa quello che importa veramente, ossia un amore forte, incollante, per il padre anziano e malato, e un'incapacità cronica di non amare i propri alunni. Quelli che, poi, la prenderanno a calci in faccia fino a farle ingoiare muco e sangue senza che nessuno muova un dito. Solo che il giornalismo così vivido, così pieno di emozioni sotto da diventare agghiacciante, diventa qualcosa in più. Non solo caratteri a piombo, ma una gettata di cuori aperti dove puoi guardare dentro con una emozione spessa così.
Napoli è descritta come mai, con tocchi, anzi zampate nette ed a tutto tondo, con una bravura che vive e si nutre di frasi secche come fucilate nella notte. Zagaria è una ragazza da redazione mobile, una di quelle che vivono da giornaliste ma respirano con le branchie dello scrittore di razza.
Cronache di Napoli (28 settembre 2009)
Domenico Andolfo
Le paure e i sogni degli operai della Fiat di Pomigliano si fanno letteratura attraversando l’immaginazione della scrittrice Cristina Zagaria e materializzandosi in Salvo, cassintegrato Fiat, uno dei protagonisti del suo ultimo romanzo “Perché No” Perdisa editore). “Perché no” è la storia di quattro adolescenti che decidono di compiere la loro prima rapina, un gesto che potrebbe farli sentire “grandi”. Per farla scelgono un obiettivo semplice: una donna indifesa, la loro maestra delle elementari. Il romanzo breve è ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto alla fine di gennaio 2009, mese in cui è esplosa la crisi finanziaria e in cui è nata la vertenza Pomigliano, con gli operai messi in cassa integrazione e decisi anche a bloccare l’autostrada e ad arrivare agli scontri con la polizia, pur di far sentire la loro voce. Salvo è il marito della maestra, “è un uomo come tanti – racconta la scrittrice - ma Salvo è anche un combattente, un sognatore, come molti operai di Pomigliano”. Nel suo romanzo la Zagaria ha voluto raccontare tra l’altro la realtà delle famiglie dei cassintegrati, i loro timori, le loro incertezze, la loro precarietà, la loro dignità, le loro convinzioni, i loro sogni. “Io ho voluto raccontare – afferma Cristina Zagaria – emozioni, paure e quotidianità di questi operai, la vita difficile delle loro famiglie con i conti che non tornano. La moglie di Salvo è una donna investita da forte senso di solitudine perché suo marito è sempre fuori casa: o al lavoro o in assemblea. Salvo invece è sempre stanco, sempre pensieroso”. Avendo conosciuto gli operi Fiat di Pomigliano anche per merito della sua professione di cronista de “La Repubblica”, l’autrice ha voluto concentrare nel personaggio di Salvo la caparbietà letta negli occhi e nei gesti di operi che come dice la scrittrice: “nonostante mille difficoltà hanno continuato ad andare avanti e a sognare”. E come accaduto lo scorso febbraio, in un passaggio della storia Salvo racconta ad Adriana del progetto di organizzare una grande manifestazione di protesta al Festival di Sanremo "per far sentire la nostra voce a tutta l’Italia".
Il blog di Marilù Oliva (27 settembre) Edito da Perdisa Pop, Perché no? di Cristina Zagaria (http://www.cristinazagaria.com/)è uno spaccato della Napoli contemporanea, quella fatta di miseria, di sopravvivenza, di strade che sono crocevia per le entità che si giocano da sempre i destini umani: fortuna, sfortuna, paura. Una città dove andare a scuola portandosi dietro i libri è disonorevole, dove i soprannomi rivestono le persone di un valore descrittivo potente. Luigi Esposito delle pompe funebri è ‘o schiattamuorto, Mario è la Iena e già il lettore lo immagina piccolo, esile, con la sua risata solitaria che giunge dallo stomaco.
Daniele, Francesco, Mario la Iena e Capa Grossa, sono ragazzini attratti da una delinquenza che è miraggio di un futuro migliore, perché la vita onesta si prospetta solo come incertezza e fatica: «Io un sogno ce l’ho. Non so cosa voglio fare da grande. Non ne ho idea. Però so che non voglio andare al mercato come mio padre. Si alza tutte le mattine alle cinque e carica il furgone. Si incazza con i fornitori e si incazza coi vigili, che fanno sempre più controlli assurdi sulla sicurezza, si lamenta delle tasse e guadagna una miseria.» E allora perché no? Cosa c’è di più semplice che scegliere la criminalità e buttarsi alla cieca in un battesimo del fuoco, una rapina, momento iniziatico e drammatico ma inevitabile per gloriarsi di un curriculum di successo?
CristinaQuarta pubblicazione (le precedenti sono Miserere, 2006, Processo all'università. Cronache dagli atenei italiani, 2007 e L'osso di Dio, 2007) per questa giovane giornalista nata a Carpi, che lavora nella redazione di Napoli de la Repubblica, Perché no? è sfaccettato in capitoli brevi con un alternarsi di punti di vista differenti che rendono il ritmo concatenato e la lettura incalzante. Una bella scrittura decisa, che non si lascia andare a sentimentalismi neppure nei momenti più critici e descrive i disagi economici e sociali con la naturalezza dell’impatto visivo. Quando Adriana fa i conti con i pochi soldi che riesce a racimolare mensilmente è come se noi la osservassimo dalla finestra di fronte scarabocchiare la busta e bere il caffè con ingordigia. Le descrizioni dei personaggi sono pennellate veloci che scorrono dalla fisicità alle manie, come Lucia, con i suoi occhi da zingara e le sue mani di pollo. O come Marcello Gori, «settantasei anni e tre denti, si arrabbia con il giornale che sbatte sulla coperta. La sua ultima mania è quella di guardare e riguardare le previsioni meteo...». Un romanzo formato snello Babele Suite, ispirato a una delle tante cronache reali con cui la scrittrice si misura ogni giorno nel suo lavoro di giornalista. E come avvenga la magia del passaggio dal vero alla finzione letteraria, ce lo spiega lei stessa: «Il mio mestiere è scrivere. Ma anche cercare le storie “per strada”, tra la gente. La scrittura e la strada sono il cuore di Perché no?. Il caso di cronaca da cui parte la storia di Daniele, Francesco, la Iena e Capa Grossa è vero (veri anche i nomi!), il romanzo però cerca di fare un salto oltre la cronaca e capire il “movente”. Sul giornale si racconta la rapina. In un romanzo ho la possibilità di capire cosa c´è dietro l´evento: sentimenti, coincidenze, famiglia, quartiere.... paure. »
Thriller Magazine (23 settembre 2009)
Nell'ultimo romanzo di Cristina Zagaria in uscita il 23 settembre 2009 in tutte le librerie ed edito da Perdisa, ci troviamo a Napoli.
Quattro adolescenti decidono di compiere la loro prima rapina. A muoverli è la stessa fretta di diventare grandi, di accedere a un mondo dove tutto sembra più facile. Daniele, Francesco, Mario detto la Iena, e Capa grossa inquadrano il loro obiettivo. È Adriana, loro ex maestra alle elementari, una donna di cinquant'anni che vive con il marito, operaio della Fiat di Pomigliano in cassa integrazione. Si può diventare grandi con una rapina così?
Ispirata a una storia vera, questa brillante novella trascende i luoghi comuni sulla criminalità partenopea, per esaminare e rivelare un modo di vivere ricco di contraddizioni: una cultura tanto anomala quanto solida e consolidata, che spesso ci illudiamo soltanto di conoscere.
Veri, sfaccettati e provocatori, i giovanissimi protagonisti fronteggiano gli adulti in un coro di voci che racconta una storia italiana, i cui attori si mostrano per ciò che sono, dicono e pensano: a muoverli è la stessa fretta di diventare grandi, di accedere a un mondo dove tutto sembra più facile. Sono ragazzi di una grande città, simili a molti coetanei, la loro unica eccezione è crescere a Napoli, dove il perbenismo sembra capace di sconfinare nel crimine in modo quasi incolpevole.
Con assoluto rigore narrativo, Perché no supera le semplificazioni della cronaca per restituire al dato reale un’autenticità possibile solo alla ricostruzione grazie alla qualità del racconto. Il risultato è un breve, penetrante romanzo, ricco di personaggi, colori e scenari: più che una storia di delinquenza, un’incursione inflessibile nella Napoli di oggi, tra vicoli e bassi, nel complesso delle immagini e degli effetti acustici della città più stupefacente del Paese.
Intervista di Angelo Marenzana,
Napoli. Quattro adolescenti decidono di compiere la loro prima rapina. Una scelta criminale per dare un senso alla loro esistenza. E’ quanto racconta Cristina Zagaria nel suo Perché no?, la sua nuova novella noir edita da Alberto Perdisa nella ormai consolidata collana di Babele Suite diretta da Luigi Bernardi. In questa storia tutta napoletana, ci troviamo di fronte le vite di quattro ragazzi, tutti giovani alla ricerca del battesimo del fuoco, l’unico modo che sembrano conoscere per diventare adulti e rispettati in una città difficile, complessa, articolata tra mille ritualità, dove la violenza, troppo spesso, resta un mito sacro in molti ambienti urbani.
Cristina Zagaria, cronista della pagina napoletana di Repubblica, quanto c´è del tuo mestiere di giornalista nell´indagare in storie come quella narrata in Perché no?
Moltissimo. Il mio mestiere è scrivere. Ma anche cercare le storie "per strada", tra la gente. La scrittura e la strada sono il cuore di Perché no. Il caso di cronaca da cui parte la storia di Daniele, Francesco, la Iena e Capa Grossa è vero (veri anche i nomi!), il romanzo però cerca di fare un salto oltre la cronaca e capire il "movente". Sul giornale si racconta la rapina. In un romanzo ho la possibilità di capire cosa c´è dietro l´evento: sentimenti, coincidenze, famiglia, quartiere.... paure.
Nella novella di Perdisa Pop gli elementi classici del noir ci sono tutti. Quattro giovani, le loro armi, il loro linguaggio, e tutto un mondo di emarginazione. Oltre a loro, ci sono pure le vittime predestinate, una quieta maestra elementare di cinquant´anni e un marito operaio alla Fiat di Pomigliano D´Arco. Ma qualcosa cambia nella narrazione. La sensazione è di leggere una storia che va oltre agli stilemi del noir, come se si trattasse di una sorta di letteratura "realista". Cosa ne pensi?
I noir spesso partono da un lato oscuro, dell´animo umano o della società, che viene calato nella realtà, per sottolinearne le contraddizioni. Io faccio esattamente il processo inverso parto dalla realtà e ne faccio esplodere l'anima nera.
Con la tua scrittura ci hai abituati all´idea di "testimonianza" raccontando storie crude e spesso tenute in equilibrio da un forte contrasto tra "bene e male". E´ proprio con il contrasto tra opposti che si sviluppano le regole della vita?
Non riesco a innamorarmi di eroi positivi o totalmente negativi. Il fascino è proprio nel confine. È nel continuo passaggio tra bene e male che la vita quotidiana si dipana. E in queste pieghe mi piace andare a infiltrare le mie storie.
In un ambiente cittadino così intriso di violenza ed emarginazione, dove appare uno spiraglio, un corridoio di fuga dalla propria esistenza che, per certi aspetti e in certa logica, sembra ormai segnata fin dalla partenza?
No. Non credo che la sorte di questi ragazzi sia segnata dall´inizio. Sono gli eventi e le alternative, che vengono meno, a determinare il loro destino. E il titolo, Perché no, senza punteggiatura è proprio un´apertura verso una doppia lettura. La prima, quella più immediata è: quattro ragazzini mettono a segno questa rapina perché non hanno nessun motivo per non farla (terribile, ma spesso è così!). E´: perché no? Con il punto interrogativo.
Ma c´è anche un secondo piano di lettura, c´è uno spiraglio per la scelta. Sotto traccia cerco di denunciare perchè quattro ragazzini non avrebbero dovuto fare questa rapina: Perché no. Con il punto. Mi piace l´idea che il romanzo sia il punto di partenza per un´indagine proprio attorno a questi due perché.
A differenza di Miserere e L´osso di Dio (entrambi pubblicati da Dario Flaccovio Editore) questa volta ti sei cimentata con la narrativa breve. Come ti sei ritrovata ad affrontare tematiche non molto dissimili, soprattutto nel profilo psicologico dei personaggi, con meno spazio a disposizione?
Ogni storia ha un proprio respiro. Miserere e L´osso di Dio sono epopee moderne. Avevano bisogno di spazio. Perché no? invece ruota attorno a una vicenda che dura meno di 24 ore. È il racconto di una giornata. Una giornata in cui soprattutto Daniele e Francesco, due ragazzini napoletani come tanti, scelgono di diventare due criminali. La loro decisione, la loro storia è un pugno nello stomaco. Rapido. C´è poco da riflettere. Così come i due protagonisti non hanno riflettuto più di tanto. Ed ecco che la brevità della narrazione rispetta i tempi della vita e li amplifica, come uno schiaffo.
Cosa legge Cristina Zagaria scrittrice? E con quali autori si è formata negli anni?
Leggo di tutto. Nella borsa ho sempre un libro e leggo nei momenti e nei posti più improbabili. Leggo letteratura di genere (gialli e noir), ma anche classici. La mia formazione è stata appunto sui grandi classici della letteratura italiana, da Verga a Pirandello (mio grande amore), ai classici della letteratura russa, francese e ai giapponesi contemporanei. La cosa che mi piace di più e ricevere libri in regalo, perché così scopro autori e mondi in cui non mi sarei mai avventurata.
E quando riuscirai a stare un po´ ferma con te stessa?
Ferma? Io? Mai!
IL ROMA (22 settembre)
L'articolo di Dario Reginelli: qui.
Il Mondo di suk (21 settembre 2009)
Il pane della violenza. Perché no…
di Mario Scarpa
“Why not…”, il ritornello di una canzone riecheggia nei vicoli della Sanità. Daniele, 13 anni, ne ricava un’esortazione a rischiare e cogliere le occasioni. “Perché no” (Editore Perpisa, pagg. 115, euro 9) è l’ultimo libro di Cristina Zagaria, cronista della redazione napoletana del quotidiano “La Repubblica” e già vincitrice dei premi “San Valentino 2007-città di Terni” per il romanzo “Miserere” e “Zocca Giovani 2008” per “L’osso di Dio”.
L’autrice ambienta il romanzo a Napoli in una fredda giornata di gennaio e racconta le vicissitudini di alcuni personaggi, in una storia dal sapore quasi cinematografico, con una tecnica di “montaggio” narrativo che alterna i protagonisti e ne unisce i destini in un abile crescendo drammaturgico.
< href="http://www.arcilettore.it/index.php?idn=79&idrc=83&idr=343">Arcilettori (21 settembre)
Questa casa editrice mi ha proposto solo libri di ottimo livello e fattura, segno di una cura e un’attenzione che vanno lodate. Troppo spesso non si fa riferimento ai personaggi oscuri che fanno grande e di qualità una casa editrice.
Alla Redazione della Casa editrice Perdisa, quindi, il nostro grazie.
Ma veniamo al libro. Quando diciamo che gran parte degli autori noti non sono degni di entrare in un’antologia della letteratura italiana, lo diciamo non per amore di polemica ma perché, leggendo un grande numero di libri della piccola e media editoria, ci stiamo accorgendo della crescita artistica di un gruppo sempre più grande di scrittrici e scrittori con una capacità di scrivere e narrare che è di altissimo profilo.
La scrittrice Cristina Zagaria è sicuramente tra queste. La sua capacità narrativa ha qualcosa di eccezionale che, per molti aspetti è riuscita a ricordarmi Edoardo De Filippo, specie nella figura di Adriana.
Ma da tempo Napoli ci sta dando autori di grande interesse, oltre ai classici tra cui c’è sicuramente Ermanno Rea, mi piace ricordare Braucci e Da Silva.
L’immagine di Napoli che ci da l’autrice è quella di una città di contraddizioni, nella quale si scontrano quelli che vogliono lottare per i propri sogni e quelli che si sono arresi alla logica criminale della camorra, tra questi ci sono anche quelli che non parlano, i silenti.
Così la figura di Adriana, una maestra elementare, e di suo marito, impegnato nella lotta per evitare lo smantellamento degli ultimi impianti industriali, sono gli eroi (questo è un termine che andrebbe ripensato in un contesto, come il nostro; anche per evitare l’uso del termine in modo retorico e privo di senso) moderni che si oppongono al degrado e credono in una società migliore. Contro di loro ci sono ragazzini, come Francesco, che hanno perso fin da piccoli, in un ambiente che ha perso perché, anche quando non è criminale, tace.
Non voglio raccontare una storia che ha un altro protagonista. Se lo facessi toglierei il piacere di leggere quest’opera che non può mancare nella vostra biblioteca.
Kultunderground (20 settembre)
di Marco Giorgini
Ho conosciuto, da lettore, Cristina Zagaria con Miserere (edito dalla Flaccovio Editore anni fa) e avevo avuto modo già allora di apprezzare la sua capacità di tratteggiare con descrizioni e dialoghi personalità emotive complesse, rendendo immediatamente visibili scene e situazioni, con uno stile narrativo brillante e concreto.
"Perché no" - suo nuovo romanzo breve, proposto in un bel formato tascabile dalla Perdisa – esalta questa sua abilità, creando un micromondo vivido e realistico, composto da personaggi diversi (per età, filosofia di vita e cultura) innestati in una Napoli “back street” anche troppo contemporanea.
Come già d’uso per Pirandello o Camilleri anche questo scritto rielabora un fatto di cronaca: una maestra, rapinata per strada da suoi ex-alunni. E lo sviluppo, che la Zagaria fa di questa base, sfaccetta questo spiacevole momento, proponendo, in un alternarsi di capitoli brevi, i punti di vista dei protagonisti e di altri personaggi che gravitano intorno a loro. Mostrando come l’intreccio tra le vittime (la maestra in difficoltà, per cui i soldi sono vitali, e la coppia di ragazzini, che ipoteca il futuro con una rapina da pistola in pugno, convinti che sia il loro portone d’entrata per un futuro brillante da malavitosi rispettati) sia stretto, come i vicoli in cui tutto si svolge.
La cura linguistica, le tante fotografie piene di dettagli, il ritmo in crescendo del narrare, fanno di quest’opera una lettura gradevole e intensa. Non è intenzione dell’autrice, direi, quello di fare “solo” denuncia sociale (il marito sindacalista “puro” e il padre malato della protagonista, la giovane Lucia con le mani già rovinate, o altre figure minori, tengono il tutto ben saldo in un ambito misto, più letterario) e perciò non ci si deve aspettare un affresco crudo e spietato di quell’universo spesso carico di disagio, né del resto ci viene proposta una rappresentazione troppo allegorica delle problematiche in gioco. Ciò che “Perché no” è, si classifica più in una storia da “passaparola” – facendoci immergere nelle atmosfere proposte, arricchite da dettagli e considerazioni – lasciando poi a noi lettori il compito di trarre una eventuale morale, di comprendere il substrato che rende una cosa del genere possibile (perché, ricordiamocelo, lo è stato), di rimuginare sui singoli capitoli, di provare qualcosa per le figure che ci vengono mostrate per un attimo solo, prima dell’ultima pagina, prima di chiudere il libro.
Un bel regalo, questo libricino della Perdisa, di una “dimensione” particolare – che potrà però sicuramente piacere anche a quelli che normalmente non leggono romanzi, e che sarà apprezzato anche da chi è solito leggere testi più lunghi.
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2 commenti:
L'autrice che dice di amare tanto Napoli e si mostra così sensibile alle sue problematiche non ha pensato ai danni e alla ricaduta del suo edonismo letterario? Si è chiesta se riaccendendo i riflettori su una storia negativa e sul suo protagonista potrebbe aver vanificato il lavoro che sin dal giorno seguente alla rapina insegnanti e altre persone qualificate hanno svolto al fine di ridimensionare l'episodio, smitizzandolo e sfrondandolo delle sue valenze perverse, agli occhi di Daniele e soprattutto dei suoicompagni per i quali e stava diventando un eroe? L'autrice non può sapere, ci auguriamo, che dal giorno seguente alla rapina Daniele girava nei corridoi della scuola mostrando orgoglioso gli articoli che parlavano di lui, ma con la sua grande sensibilità e sagacia di sociologa attenta può forse immaginare quanto Daniele potrà essere felice ed " orgoglioso" di girare per la scuola con il libro che parla di lui e davvero importa poco se in termini positivi o negativi. L'autrice si chiede retoricamente se si possa essere accettati nel mondo degli " uommeni" compiendo una rapina,ma inconsapevolmente ha sottovalutato il rischio che-per ragazzi come Daniele- l'eco dato a tale episodio possa rapprsentare la prima positiva risposta al suo interrogativo. L'insegnante di matematica di Daniele
Non ho scritto Perché no per edonismo letterario, come non si scrivono gli articoli di giornale per edonismo giornalistico.
Sì, ho pensato alle ricadute di un libro del genere.
Una settimana fa quando ho proiettato il book trailer all’università di Bari, nella platea di adolescenti, qualcuno mentre sullo schermo scorrevano alle scene della rapina ha lanciato grida di incitamento.
Mi ha fatto paura.
Ho pensato al potere opposto e contrario rispetto alle mie intenzioni, quando si scrive una storia del genere….
Ma allora qual è l’alternativa tacere e coprire? Dimenticare? Ignorare? Non stupirsi più? Normalizzare?
Credo nel giornalismo e credo nella scrittura, credo nel racconto non per enfatizzare gesti del genere per diventare “uommeni”, ma perché non avvengano mai più: perché no!. E questa volta lo scrivo con il punto esclamativo.
Mi piacerebbe scoprire che Daniele si vergogna di quella rapina, che Daniele è il bambino delle prime pagine di Perché no….che la famiglia, la scuola, la società…non hanno lasciato questo bambino fermo a quel giorno
Sono contenta che mi scriva proprio lei. Tutto quello che dice l’ho pensato anche io e ne ho paura anche io tutt’ora. E mi piace che a scrivermelo, a metterlo nero su bianco, sia proprio l’insegnante di matematica di Daniele…nel libro (un libro di narrativa, anche se ispirato a una storia vera), il mio Daniele ama la matematica e per un attimo…la matematica nella sua testa è “l’altra strada”…quella giusta.
Non so la formula, magari la studiamo insieme…ma io scrivo per raccontare…discutere e imparare …non mi piacciono i libri che muoiono nel momento in cui arrivano in libreria mi piacciono i libri vivi, che si trasformano, che trovano punti di contatto (ma anche di rottura) con la realtà… chiedo a lei un favore…studiamo insieme una formula per parlare di Perchè no, proprio in una delle sue classi…nella sua scuola….nel modo giusto, con insegnanti e magari genitori presenti…distruggiamolo, ammazziamolo questo libro…se servirà a distruggere falsi miti …ad ammazzare falsi eroi….
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