marilù oliva racconta il suo Repetita

É uscito proprio in questi giorni l’ultimo WalkieTalkie di Perdisa Pop, Repetita, scritto da Marilù Oliva: uno psicothriller che si muove per 192 pagine tra il presente di Lorenzo Cerè e la Storia, camminando su un unico filo, quello del male. Scioccante, nero, impietoso. Un romanzo raffinato. Martedì Voltapagina ha seguito la prima presentazione a Bologna e aveva rivolto tre domande a Mailù. ecco le risposte, per continua rea scoprire questo romanzo, con la guida speciale dell'autrice.

Come definiresti Repetita? È un romanzo pulp?
Sì, effettivamente è anche un romanzo pulp. Angelo Marenzana, che è uno scrittore e un bravo giornalista, ha detto che Repetita esula dai generi. In effetti io sarei un po’ in difficoltà a collocare questo romanzo in un’unica cornice. C’è del nero, del pulp, del thriller psicologico, qualche brandello di storia. Non è uno splatter fine a se stesso, nel senso che –almeno questo era il mio intento, durante la stesura- le gocce di sangue versato non sono scritte gratuitamente, ma sono riconducibili al preciso percorso di un individuo che sporca il mondo di male perché a sua volta ne è stato contaminato.

Perché hai scritto un romanzo in cui ricostruisci la vita e la storia del male?

Forse perché parto da una posizione di estrema insofferenza nei confronti di un male che, nella vita quotidiana, nella cronaca e nella storia, sento dilagare da ogni parte. Letterariamente, come molte persone che scrivono, ne subisco il fascino. Ma al di là della finzione narrativa, resta il grande vuoto della sussistenza del male. É da molto tempo che vi ragiono sopra, in chiave laica. Mi interessava la storia del particolare proiettata nel generale e in senso diacronico, ovvero gli atti nefandi di Lorenzo Cerè come proiezione di quelli perpetrati dai secoli dei secoli. Non sono riuscita ancora ad arrivare a una tesi conclusiva (nè sono sicura che ci arriverò mai, tanto il tema è spinoso!) ma ho le idee chiare in merito alla sua genesi e questo è un po’ il soggetto trasversale al romanzo.

Perché un lettore dovrebbe leggere le avventure di Lorenzo Cerè, omicida consapevole e vendicativo?

Se si è molto molto sensibili (lacrima facile, brutti sogni, condizionamento eccessivo rispetto alle stimolazioni esterne) allora NON si dovrebbe leggere Repetita, perché è un libro molto forte. Se non si hanno queste limitazioni, si potrebbe leggere Repetita per vari motivi. Perchè il male esiste, anche così nudo e crudo come lo descrivo, riesumato e rivisitato sulla base di biografie realmente esistite, ed evitarne la lettura non significa farlo svanire, anzi: è piuttosto la consapevolezza che può contribuire a un’evoluzione. Perché c’è un grande amore per la Storia. Perché mi han detto che Lorenzo Cerè incute paura, all’inizio, ma poi si comincia a soffrire insieme a lui e allora l’orrore delle sue azioni rende, per assurdo, più chiara l’ineluttabilità delle stesse. E prima di finire questa bella intervista, vorrei ringraziarti di cuore, Cristina, per avermi ospitata nel tuo bellissimo blog!


Grazie a te Marilù...donna forte, decisa, determinata, proprio come il tuo Repetita, un romanzo davvero ben scritto.

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