Troppo veloce per i miei tempi di questa settimana la Tav Roma-Napoli. Un'ora e poco più. Accendo il Mac e provo a buttare giù di getto, in questo lampo, le emozioni della giornata.
Ho avuto un passaggio fino a Roma e ora eccomi di nuovo in treno, verso l'ultima tappa, Napoli, casa.
Dopo la presentazione dell'antologia "Umbria, geografia del mistero", tocca a me. Quella che un tempo era la navata della chiesa di Santa Maria della Misericordia è piena di studenti e insegnanti, per una presentazione doppia, tra l'Osso di Dio (premiato miglior libro dell'anno) e Perchè No, una presentazione in equilibrio tra Calabria e Napoli.
Il primo pensiero, però, va a Gaia Di Manici Proietti, ex studentessa del liceo Marotti di Perugia, e grande lettrice, morta a 18 anni in un incidente stradale a cui è stato dedicato il premio Umbrialibri.La targa, in scatola di velluto blu, me la consegna Gino, il padre di Gaia. In sala c'è anche la mamma Roberta. E Gino, lettore accanito, proprio come sua figlia, mi chiede subito, a bruciapelo: "Lei dice che racconta le sue storie senza prendere posizione, affidandole al lettore, io credo che i giornalisti, chi scrive e chi fa cultura debba invece assumersi le proprie responsabilità e prendere posizione e criticare e smuovere le conoscenze. Altriemnti è tutto fine a se stesso o a un astratto piacere estetico".
Mi piace il piglio di Gino.
"Io prendo posizione nel momento della scelta della storia raccontare - gli rispondo con lo stesso tono serio, ma cordiale - Nessuno dei miei romanzi racconta una storia neutra, tutt'altro. Ma qui si ferma il mio io, la mia denuncia...che spero sia raccolta e amplificata da chi semplicemente sceglie di leggere i miei libri. é un lavoro di squadra, no nuna critica che cade dall'alto".
Mi piace Gino. Immagino Gaia. Stringo forte la mano a suo padre. Sorrido a Roberta e porto al petto la targa per l'Osso di Dio.
Accanto a me, al tavolo ci sono Pasquale Guerra, Alessandra Buccheri e Fausto Cardella, procuratore capo di Terni.
Quando alle presentazioni c'è un magistrato, è sempre una presentazione tosta, di spessore. Cardella fa una breve introduzione con i suoi appunti scarabocchiati sulle ultime due pagine di Perchè no (mi piace quando il mio libro viene scritto) e parte mettendo sotto la lente di ingrandimento se stesso e la magistratura: "Noi magistrati, ci occupiamo di delitti, rappresentiamo l'atto della repressione. Interveniamo nella fase finale e io ho sempre ritenuto la mia funzione inadeguata. Solo la repressione non basta, perchè la mia sensazione è che nonostante il numero di omicidi e delitti, nelle statistiche sia in diminuzione, in Italia ci sia un aumento della "dose di quotidianità". Una dose che ormai ha superato il limite. E un libro come Perchè no (ed ecco che è la mia storia a finire sul banco degli "imputati") è una storia da brivido, il brivido di due amici adolescenti che pensano al futuro e si applicano con dedizione e serietà a un progetto, solo che il futuro e il progetto si chiamano: criminalità".
E l'ultima frustata di Cardella è per il Governo: "Uno Stato che dovrebbe scegliere se essere meno indulgente o offrire maggiori prospetti e per prevenire il crimine e non fa nessuna delle due cose".
Cardella non conosce Napoli, ma viaggia dal mercato del Capo di Palermo, dove il venditore ambulante di arance, per vendere semplicemente la sua frutta, deve fare da vedetta al clan locale fino a Catania, con i suoi quartieri bunker, difesi da telecamere e sentinelle. E parla di corruzione e di scarsa consapevolezza dei propri diritti, che non hanno regione, ma sono italiane.
I ragazzi in sala lo ascoltano, con gli occhi fissi.
A chiudere, la lettura di Perchè no di Costanza e le voci di Elisa e Martina per l'Osso Di Dio (un grazie alla professoressa Elena Rossi, che ha accompagnato e guidato i ragazzi).
Il treno sta già arrivando a Napoli. Troppo veloce. Davvero. Sento ancora le strade di Perugia sotto i piedi, vorrei raccontare del pranzo, della chiacchierata con Daniela, una nuova amica di Fb, trovata a Perugia.. dell'intera manifestazione di Umbrialibri, di cui ho appena sentito il sapore...ma ecco... dai finestrini intravedo una stazione illuminata, vetri e neon... mi incuriosisce. Devo scendere... spengo il Mac.
La settimana in giro per l'Italia è finita. Stasera la valigia torna nell'armadio. E si ricomincia...la routine, ma con il cuore leggero e i volti degli amici incontrati nelle presentazioni e nelle città toccate, sotto pelle.
N.B. La scorta di cioccolato fondente, anche grazie a Pasquale, è per tutto l'inverno..o forse fino a Natale.







1 commenti:
Cioccolato fino a Natale e squadra che vince non si cambia :)
A domani!
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