
Calabria. Taurianova. Via Solferino. In una saletta, nella stradina che collega la Posta centrale con la villa comunale ,c’è la sede dell’Auser. Una stanzetta al primo piano, con i poster di Papa Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta, girasoli di plastica e cartoncini colorati con i pensierini scritti con grafia da bimbo. È atteso un ospite importante. C’è un’ora di ritardo sul programma, ma la gente non si muove dalle sedie. Aspetta. Sembra, anzi è, importante essere qui ad aspettare.
Alle otto arriva.
È il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria,
Nicola Gratteri. È stato invitato per parlare del suo ultimo libro “
Mala pianta” ,edito da Mondadori, nella collana Strade Blu, e scritto a quattro mani con
Antonio Nicaso.
Il pm guida l’auto, accanto a lui la moglie. Dietro la scorta. È stanchissimo. Si vede subito. La faccia è spiegazzata come la camicia sotto la giacca. Ma viene accolto con un applauso e la stanchezza diventa voglia di parlare, di essere qui.
E a Taurianova c’era anche Voltapagina. L’incontro dura quasi tre ore. Per due volte il pm accenna: “Sono stanco… ”. Ma la gente in sala non vuole ascoltare. È più forte la voglia di ascoltare ancora lui. Di avere risposte. E così le domande vanno avanti ad oltranza. Un incontro in cui, ieri sera, sono capitata per caso. Un incontro intenso, elettrico. Semplicemente interessante.
E ovviamente non ho resistito. Ho registrato parola per parola sulla tastiera dell’inseparabile BalckBerry, che a fine serata bolliva. Ecco un pezzo di Calabria dal vivo:
A introdurre l’incontro è una socia dell’Auser. Seduta al tavolo, accanto a Nicola Gratteri, la psicologa Laura Melara.
“Siamo un paese in cui il consiglio è stato per ben due volte sciolto per infiltrazioni mafiose. Tutt’ora siamo commissariati. Abbiamo lasciato che la cosa pubblica divenisse “cosa propria” della ‘ndrangheta. Ma quando parliamo di 'ndrangheta, sembra sempre cosa altra da noi, non ci rendiamo conto di quanto ci siamo dentro, di quanto siamo assuefatti a questo mondo”.
Le poche parole di introduzione danno subito la rotta alla serata.
La Melara parte, invece dalla “ricostruzione storica o antropo-psichica” della ‘ndrangheta alla base di “Mala pianta” e “dagli strumenti che si hanno e quelli che non si hanno per combattere un fenomeno per quello che e' : un’organizzazione criminale potentissima, ma non solo”. Parla di “un fondamentalismo culturale, un sistema capace di adattarsi nel tempo, arrivando a precorrere i tempi. Ci ritroviamo una forma di mafia talmente addentrata e radicata, che parola più adatta di mala pianta non poteva esserci”.
E poi tocca a Gratteri, che sceglie di non parlare a braccio. “Fatemi delle domande. Chiedetemi cosa vi interessa sapere”. E se le domande sono timide, in ogni risposta c’è un pezzo di Calabria che urla.
Una signora in prima fila si alza in piedi e prende subito la parola: “Io vorrei sapere che ruolo ha la Chiesa rispetto alla ‘ndrangheta”.
Gratteri: “La ‘ndrangheta si nutre di esteriorità. Ha bisogno del consenso popolare. E la Chiesa spesso è stata ed è ambigua. Oggi il vescovo di Gioia Tauro parla in modo chiaro. Denuncia i mafiosi. Perché accogliere tutti a braccia aperte non va bene. Il vescovo e il prete non possono andare a magiare a casa di tutti. Sono stati commessi grossi errori dalla chiesa. Vi sono ancora preti che ammiccano al potere ‘ndranghetista. E non penso al capobastone con la coppola, ma al medico in ospedale, all’avvocato in tribunale, all’ingegnere, all’architetto. Perché questo è stato nell’ultima generazione il grande salto di qualità della 'ndrangheta. E davanti a questo cosa ha fatto la Chiesa? Cosa ha fatto la politica? La borghesia? La Chiesa ha ammiccato, spesso. O a volte ha nicchiato. Ma il discorso è più ampio. La borghesia qui in Calabria si è chiusa nei salotti. E la politica è stata gestita dai caprai. Così la pubblica amministrazione è finita in mano alla ‘ndrangheta. Cosa voglio dire? La borghesia non si impegna nel sociale, perché vede troppo marcio, ha paura di sporcarsi con gli schizzi di fango. La classe borghese manca da decenni in Calabria. Questo ha consentito l'avanzata dei barbari. Vi faccio un esempio pratico del comportamento omissivo e /o collusivo della borghesia: il caffé al bar. Voi fate a gara per offrire il caffé al capomafia. Invece da domani provate a girare le spalle. E se non ce la fate, il caffé, la mattina, prendetevelo a casa con vostra moglie. Ed evitate questo cinema.
A Locri, durante un’indagine, il pm va a San Luca e incontra un capobastone, che gli chiede “Che si dice dotto’”. E lui risponde: ‘Si dice che quando voi sparate alle serrande o alle macchine, il popolo vi abbandona e tutto quello che avete fatto per 30 anni lo perdete’. Che significa? Se si perde il consenso (la teoria della ‘ndrangheta è sempre stata: terrorizzare ma non troppo) il popolo tradisce. E ancora, perché capomafia in un Comune controlla anche i lavori di un marciapiede? Un lavoro cioè di poche migliaia di euro, che non gli frutta niente? Perché non guadagna dei soldi, ma sarà lui a decidere i quattro operai che lavoreranno a quel marciapiede. E alle elezioni sarà lui a dire chi votare. L’operaio si ricorderà e nel segreto del seggio penserà: ‘Dove non e' riuscito il sindaco, dove non è arrivato l'ufficio del lavoro e arrivato il capomafia, perciò voto quello che lui vuole’. Ecco perchè è il politico che va dal capomafia (e non il contrario). E con questa legge bastano pochi voti per far pendere l’ago della bilancia da una parte. Una volta eletto, poi, il sindaco deciderà il piano urbanistico, il capo dei vigili, appalti da centinaia di migliaia di euro . Ed è cominciato tutto da un marciapiede, e da quattro operai...”.
Altra domanda: “Dottore, ma le è mai venuto in mente di mandare tutto a quel paese? Parlo della frustrazione dell’ uomo. Perché diciamolo, le leggi tutelano il delinquente”.
Gratteri: “Per natura sono molto orgoglioso. Dico sempre che quando morirò, morirò con gli occhi aperti, per non dare soddisfazione alla morte. Penso a quando ho scritto Fratelli di sangue: Nessuno lo voleva pubblicare. Ci abbiamo messo tre anni per scriverlo, perché è un libro di storia, ma non è stato capito. Alla fine ha creduto in noi Passigli. Questo lo abbiamo scritto in tre mesi , via skype e abbiamo venduto 90 mila copie. Ma io ho creduto in entrambi i libri e mi sono impegnato per parlarne e a farli leggere (soprattutto nelle scuole, dove i ragazzi vanno caricati come sveglie, dove bisogna smuoverli e spingerli a studiare, per appropriarsi del proprio futuro, perché così nessuno potrà prenderli più in giro) con la stessa grinta. Io non mi sono mai sentito solo. Sono molto orgoglioso del mio lavoro e dentro sento che le cose possono cambiare. Anche se dentro, è vero, ho anche molta rabbia. Perché se – sempre nel rispetto della costituzione- si cambiassero i codici, potremmo ridurre la mafia dell'80 per cento. Abbiamo bisogno che la prova si crei nel dibattimento, nel contraddittorio. Ma una volta accertato il reato, il responsabile deve scontare 30 anni di carcere duro e certo. Dobbiamo creare un sistema giudiziario secondo cui non sia più conveniente essere ‘ndranghetista. Essere ‘ndranghetista, come si diceva prima, è un credo. Chi nasce in una famiglia di ‘ndrangheta e si nutre di quella cultura non ha scampo. Il sistema giudiziario forte lo fa il legislatore. Ma oggi noi non abbiamo un parlamento eletto, ma nominato. Oggi in parlamento c'è gente che ha difficoltà a coniugare i verbi, pensate ad andare a parlare di riforme con questa gente!”
Domanda. “Dottor Gratteri che ruolo hanno le donne nella ‘ndrangheta?”
Gratteri: In Calabria esiste il matriarcato. Nel chiuso delle case ci comandano le donne (anche a me). Parlando di ‘ndrangheta, poi, le donne hanno ruolo importante e forte nelle faide. Sono il motore. Sono quelle che tengono acceso il fuoco della vendetta. In alcune faide ci sono donne che si sono vestite da uomo e sono andate ad ammazzare i rivali. In una intercettazione ambientale, la figlia di un capomafia dice: ‘Io non ho bisogno del battesimo, sono ‘ndranghetista per discendenza”. Di contro però, le donne non hanno un ruolo apicale, al contrario, per esempio, di quanto avviene in Messico, dove una volta arrestato il marito, la moglie cura in prima persona gli affari”.
Domanda: “Dottor Gratteri noi viviamo in un territorio devastato, dove anche l’aria è mafia. Siamo assuefatti. Per noi esiste, non ci possiamo fare nulla. Siamo così vittime che non ci ribelliamo più”.
Gratteri: “Ci sarebbe bisogno di segnali più forti e netti. Ho già accennato alla necessità di un sistema giudiziario forte. Ma penso anche a una pubblica amministrazione più forte. E questo è vero. Ma è anche vero che ognuno di noi qualcosa la può fare. C'è una zona grigia molto ampia, un grande sacco...che ci consente di vivere...di barcamenarci, di non sporcarci assai... di non essere ‘ndranghetisti ma neanche anti-’ndranghetisti. Manca il coraggio di dare un taglio netto. Però è anche vero che stasera qui ci sono 60 persone e queste persone sono qui perché evidentemente i questa realtà di assuefazione soffrono. Già essere seduti qui è una scelta di campo. E non parlo di una scelta politica, perché bisogna cominciare prima a fare una scelta tra persone per bene e delinquenti. Coalizzandosi destra e sinistra. Mischiandosi. Coltivate di più questa associazione. Impegnatevi di più. Irritatevi di più quando vedete delle ingiustizie”.
Domanda: Che valore aggiunto c’è nel combattere la ndrangheta essendo calabrese?
Gratteri: “La mia scelta, non è una questione di soddisfazione. Io sono nato a Gerace e da piccolo ho vissuto e respirato l’aria della ‘ ndrangheta. Io con i figli degli ‘ndranghetisti ci andavo a scuola. E se anche la mia è una famiglia modesta, mi ha sempre educato ai grandi valori. Quel comportamento da ‘ndranhetista (e attenzione, non da bullo, perché è diverso), il vivere sulla propria pelle quei soprusi è qualcosa che lascia il segno. Così quando ho fatto il concorso in magistratura, e per caso (dico per caso, perché sapete come vanno i concorsi in magistratura) ero messo bene in graduatoria, ho pensato: devo rimanere qui. Potevo andare dove volevo. Sono rimasto. E quando riesco a trovare le prove perchè il giudice emetta 40 ordinanze, per gente per cui la vita di una gallina e quella di un uomo sono uguali, penso che ho tolto questa gente dalle nostre strade. Perché è vero che nei nostri paesi questi controllano anche il respiro, il battito del cuore”
Ed ecco perchè per esempio sono contro il federalismo. Se parcelliziamo il potere diamo più potere alle mafie. Se diamo più potere alle Regioni consegniamo il Sud alle mafie. Anche se ogni tanto penso anche che con l’Unita' d'Italia noi meridionali ci abbiamo rimesso. Il Sud era ricco, evoluto, (la prima ferrovia è stata realizzata a Napoli), i rozzi erano i lombardi, i barbari erano quelli che vivevano dal Po in su.
Mario La Cava,
Corrado Alvaro,
Saverio Strati ... non sono nati a Pavia, ma qui. E loro hanno scritto 70 anni fa quello che noi diciamo oggi, ma non lo sappiamo, perché non li abbiamo letti. C’è un buco nella storia e nella memoria della Calabria. Viviamo in un mondo di caproni".
Domanda di un ragazzo dell’associazione il
Mammalucco: “Quanto si sente impotente davanti, per esempio a una legge che cancella le intercettazioni, a una parlamentare ex An – e questo lo dico da uomo di sinistra – che denuncia che ci sono candidati affiliati alla 'ndrangheta che non sono stati non cancellati. Noi ci sentiamo impotenti. Sappiamo che le elezioni sono state decise dai poteri forti.
Gratteri: “Le cose possono cambiare. Molte volte m sento amareggiato. Dopo 25 anni di questo lavoro ho le idee abbastanza chiare su cosa si potrebbe fare. Ma, non ho mai pensato di mollare. Quanto meno per chi crede in me. Per tanta gente, uno come me, è l'ultima spiaggia. La vita delle persone dipende dall'impegno o dall'errore di un magistrato. Chi fa un lavoro come il mio si deve emozionare, ogni giorno”.
Domanda: "Dottore non crede che insieme alla lotta sul piano giudiziario bisognerebbe portare avanti una lotta informazione e per l’educazione delle nuove generazioni? "
Gratteri: “L’informazione fa parte della ricetta sul lungo periodo. Avremmo bisogno di una scuola diversa. E, purtroppo, per la Scuola nessun governo ha fatto niente. Non è un problema di oggi. Nessuno ha mai fatto leggi per motivare insegnanti o per costruire scuole belle, scuole a tempo pieno con una piscina e magari un teatro, in cui i ragazzi possano rimanerci più tempo possibile, sottraendoli così alla cultura di casa e della ‘ndrangheta. Il dramma è che nessuno ha mai investito in istruzione. Chiunque è al potere vuole un popolo ignorante, un bue da indirizzare. Ed ecco la tv spazzatura, l’oppio della nostra società. Quindici anni fa quando andavo per lavoro in Sud America vedevo la gente che piangeva davanti alla tv per le telenovelas di cui si nutriva. Oggi in Italia ci sono il grande fratello e Amici. Oppio”.
Domanda: “Che ne pensa della legge sulle
intercettazioni?”
Gratteri: “Se la modifica dovesse avvenire sarà una iattura. Dicono infatti che per i processi di mafia non ci sarà limitazione. Ma non e' vero. Le indagini di mafia non sono mai partite dal telefono del capomafia, ma da reati affini, una macchina bruciata, un morto per overdose. Ma purtroppo chi ha il potere non creerà un sistema giudiziario forte, perché non vuole essere controllato. I governi di sinistra che leggi antimafia hanno fatto? Io sono apparentemente calmo. Ma nel dire questo...nel pensare alle grandi occasioni perdute dai governi di sinistra... sento dentro di me una grande rabbia. E penso anche a un’Europa impreparata a gestire e affrontare il problema mafia (ricordiamoci anche la mafia in Italia chiede il pizzo e depaupera il territorio, in Olanda, Spagna, Belgio investe capitali, ricicla denaro sporco, quindi compra e crea economia). O anche alle leggi internazionali che potrebbero aiutarci ma non funzionano, come quella della riconversione delle piantagioni di cocaina in Colombia (i finanziamenti non sono mai arrivati ai contadini, perché si rischiava di danneggiare l’agricoltura Usa, che guarda caso è uno dei maggiori finanziatori della Colombia) o la distruzione stessa delle piantagioni (i narcotrafficanti hanno pagato i piloti degli aerei che passavano sulle piantagioni, in modo da far spruzzare sui campi non veleno, ma acqua). Ma, se non credessi in quello che faccio, avrei accettato le lusinghe...non si immagina quello che mi hanno offerto, per andare via da qui. Ma io resto, come feci dopo i concorso in magistratura. E parlo. Perché parlando ci incoraggiamo a vicenda. Io parlo per darvi carica da 380 e non 320. Per costruire. Chi parla troppo non fa carriera. Ma ci sono cose che non hanno prezzo, proprio come nella pubblicità di quella famosa carta di credito…e io a questo lusso, dire quello che penso guardando le persone negli occhi, non rinuncerò mai. È una di quelle cose che per me non hanno prezzo ”.
A questo punto interviene un delegato della Cgil, con una domanda che non riesco a sentire, ma sento la risposta e Gratteri non risparmia neanche il sindacato: “Anche voi vi siete distratti, anche tra le fila dei sindacati ci sono stati casi di infiltrazioni mafiose. Anche il vostro lavoro è una gestione del potere. Le indagini per gli appalti sull’autostrada e per il porto di Gioia Tauro vi devono allertare. Meglio avere 10 iscritti in meno, perchè quando entra uno è difficile cacciarlo. Il sindacato è importante. E invece spesso i leader sindacali hanno i migliori posti, la casa dell’Ente, i figli sistemati. Fare sindacato deve essere dare un modello di comportamento, etica e morale. Attenti a non farvi tentare dalla marmellata”.
Domanda: “Mi chiamo Francesco. Non crede che sia troppo facile sciogliere i consigli comunali, cioè colpire tutti, invece di scovare i veri responsabili?”. Soprattutto alla luce del fatto che poi intere giunte sciolte per mafia alle elezioni successive si ricandidano,come se nulla fosse successo?
Gratteri: “Il primo punto si sta discutendo, anche da un punto di vista normativo, cioè ci si sta interrogando se sia meglio intervenire chirurgicamente o far cadere la giunta. Ma per me è come la nascondersi dietro la foglia di fico. Bisogna invece chiedersi chi li ha messo lì quelle persone, chi fa la lista e chi vota (nella piana di Gioia Tauro, oltre il 60 per cento dei comuni è stato sospeso per mafia ndr). Non facciamo vittimismo, non ci aiuta. Costruite voi una lista di persone per bene. Cominciate a fare politica attiva. Cominciate ad arrabbiarvi. Finitela di stare a guardare”.