il divano sul cortile della città …tre giorni dopo
il divano sul cortile della città …tre giorni dopo
Il divano sul cortile della città: il quarto giorno è stato rimosoo. L’aiuola è stata pulita. Ed è stata anche ritirata l’immondizia dai cassonetti.
Eppure a guardare dall’alto piazza Principessa Rosina Pignatelli…sembra mancare qualcosa.
Camilleri e Izzo, storia di un’amicizia
Per la presentazione del libro di Stefania Nardini(“Jean Calude Izzo, storia di un marsigliese, edito da PerdisaPop) è stata trasmessa una video-testimonianza di Andrea Camilleri, che parla di Izzo. L’intervista è stata realizzata da Brigida Corrado.
Ecco il testo inedito:
«Ero in libreria e fui attratto dal titolo: “Casino totale”. Lessi la quarta di copertina e mi intrigò. Lo comprai. E quando l’ho letto sono rimasto estremamente sorpreso. Fu una autentica scoperta. Sono tornato in libreria e ho recuperato Chourmo, non trovai, se non ricordo male, Solea. Non amo molto conoscere gli scrittori che ammiro, però promisi di leggere i suoi libri. Mi aveva intrigato questa sua capacità di descrivere Marsiglia e di farti capire la realtà multirazziale di questa città in un modo così autentico e diretto… Leggere Izzo era meglio di dieci saggi sociologici. All’interno di questa struttura poi mi hanno colpito due suoi ammiccamenti: il primo alle sue radici di uomo del sud, il secondo invece è il suo modo di contrabbandare (e di citare con grande naturalezza) con questa sua scrittura molto raffinata i versi di Saint-John Perse, poeta potentissimo, ma molto poco noto.
Fu una sorta di innamoramento, cosa che mi capita raramente.
Un anno dopo andai a Parigi, al salone del libro e mentre ero nel mio stand (carcerato o fenomeno da baraccone) mi si presentò un signore che mi disse. “SAlve, sono Jean Claude Izzo”. Lui ignorava il mio innamoramento. Ma io lo abbraccia e gli dissi: «Porca miseria è il più bell’incontro della mia vita». E cominciammo subito a parlare, diventando subito amici. Quel pomeriggio si unì a noi anche Manuel Vázquez Montalbán. Fu un pomeriggio stupendo. Di lui apprezzai la sua discrezione e la sua delicatezza astratta rispetto al mondo… Non l’ho conosciuto bene, ma ebbi l’impressione individuo puro, semplice, buono. Per tre giorni non ci siamo mai lasciati. Lui mio regalò una edizione francese della sua trilogia, il cofanetto di Gallimard e ci ripromettemmo di vederci presto. Parlammo anche di come liberarci dei nostri personaggi.
Un po’ di tempo dopo mi contattò per chiedermi se ero disposto a presentare i suoi libri in Italia. Ovviamente dissi subito di si. Lui mi dette anche una data indicativa. Ma poi persi ogni contatto. Avvicinandosi la data ella presentazione e non avendo notizie contattai la sua casa editrice e mi dissero che stava molto male. Fu un’autentica mazzata. Quando lo avevo visto stava bene. Poco dopo ho avuto la notizia che era morto. Ne ho un grosso rimpianto: a una certa età è difficile avere nuovi amici e penso che lui lo sarebbe stato e mi avrebbe arricchito. La notizia della sua morte du una sensazione di un’autentica perdita.
Lo amavo perché era uno scrittore che si schierava, non amo chi non si schiera. E mentre non si sono somiglianze tra Pepe Carvalho e Montalbano (anche per quanto riguarda la loro cucina e il modo di mangiare) c’è, invece, un rapporto forte tra Montalbano e Fabio Montale…entrambi non sopportano il razzismo e il potere…
Il mio romanzo preferito? “Marinai perduti”, è scritto da dio.
E poi mi ha divertito un libretto casuale “Aglio, menta e basilico”, una delizia.
Nel momento in cui sei figlio di salernitani e ti sei trasferito a Marsiglia le tue radici sono vivissime, quotidiane e le infili nel romanzo…lo stesso vale per me. Io non sono a Marsiglia, ma a Roma…ma la distanza è come un erpice che passa sulla terra e porta le radici in superficie.
Izzo è amato in Italia perché lo sentono italiano. Anche il nome del suo protagonista è italianissimo: Fabio Montale. E Montale ragiona da italiano. È un personaggio italiano. Io parlo francese e ho letto Izzo nelle edizioni Gallimard… devo dire che la ricchezza e l’inventiva linguistica originali si perdono nella traduzione italiana.
Lui fa un’operazione opposta alla mia. Io ripudio la lingua italiana. Lui recupera un francese lucido e smagliante.
Il noir mediterraneo È una formula, solo gli sciocchi pensano ancora che sia una letteratura di genere…è un romanzo di denuncia non di genere. Se i lettori italiani fossero più attenti ai messaggi veicolati dai noir avremmo una società un po’ migliore».
